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locandina di "Hit the Road, Nonna"

Hit the Road, Nonna


Regia: Duccio Chiarini
Anno di produzione: 2011
Durata: 64'
Tipologia: documentario
Genere: biografico/sociale
Paese: Italia
Produzione: Mood Film, La Regle du Jeu
Distributore: Berta Film
Data di uscita: 02/04/2012
Formato di ripresa: HD
Formato di proiezione: Digibeta, colore e bianco/nero
Ufficio Stampa: Storyfinders
Titolo originale: Hit the Road, Nonna
Altri titoli: Hit the Road, Granny

Recensioni di :
- FESTIVAL DEI POPOLI "Hit the Road, Nonna" e Delia Ubaldi
- VENEZIA 2011: Duccio Chiarini e il doc "Hit the road, nonna"

Sinossi: Nella sua vita Delia Ubaldi è stata figlia di poveri emigranti in Francia e imprenditrice di successo in Europa. Il suo talento le ha procurato enormi ricchezze, il suo carattere gliele ha fatte perdere tutte. Tra road movie e saga familiare, il documentario racconta una donna caparbia e controversa, passionale e problematica, in continuo conflitto tra vita pubblica e privata, tra ambizione e doveri di madre. Oggi a quasi novantanni, ripercorre con suo nipote gli episodi e gli incontri più importanti della sua esistenza, in alcuni casi specchio di cambiamenti del costume e della società europea occidentale del novecento.
A vederla oggi è un’anziana signora quasi novantenne. Eppure fino a pochi anni fa era la figura più temuta da tutta la famiglia, quella che faceva sempre piangere qualcuno: la nonna Delia... (continua). Arrivava una o due volte all'anno, sempre all’improvviso e ripartiva dopo poche ore verso paesi lontani; era quasi un personaggio dei fumetti: dove andava sempre di corsa? Era davvero miliardaria? E perché poi non lo era più? A chiederlo in casa si restava ancora più confusi. Lei era l’unica che poteva dare davvero una risposta.
Il primo viaggio della sua vita Delia lo fece a sei mesi con i genitori, che a metà anni venti migrarono dall'Italia verso la Francia, per cercare fortuna nelle acciaierie della Lorena. Tornò indietro venti anni più tardi, finita la guerra, per seguire un prigioniero di guerra italiano di cui si era innamorata e con cui ebbe un figlio. L’Italia del dopoguerra non era un paese adatto per un carattere intraprendente come quello di Delia e così dopo pochi anni lasciò suo marito e si lanciò in una folgorante avventura nel mondo della moda, cavalcando l'onda del boom economico italiano.
Presto i suoi prodotti invasero gli scaffali dei grandi magazzini europei procurandole enormi fortune e facendone una delle prime imprenditrici donna che contano nel mondo del pret a porter. Negli anni settanta in famiglia dicevano che Delia fosse diventata miliardaria e in effetti accoglieva sempre amici e parenti in castelli, ville con piscina, case al mare e in campagna, appartamenti davanti alla Tour Eiffel e in Costa Azzurra. A inizio anni ottanta, nel film destinato a diventare cult, American Gigolò, Richard Gere faceva shopping nel negozio di Delia a Beverly Hills. Quella scena rappresentò per tutti la conferma dell'ingresso di Delia nel mondo dell’alta moda. Oggi vive nel sud della Germania in un appartamentino in affitto, insieme al suo secondo marito Klaus, un tedesco di venti anni più giovane di lei.
Dove sono finite tutte le sue ricchezze? Perché improvvisamente per sette lunghi anni non è più andata a trovare la sua famiglia? Le risposte a tutte queste domande sono state vaghe per anni, mangiate da ricordi distorti nel tempo finché suo nipote Duccio non ha preso un treno per la Germania per andare a parlare direttamente con lei. Hit the road, nonna è la storia di questo viaggio.

Sito Web: http://www.moodfilm.com/produzioni-hittheroadno...

Ambientazione: Prato / Ubersee (Germania)

"Hit the Road, Nonna" è stato sostenuto da:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC)
Regione Toscana
Toscana Film Commission (Fondo cinema Regione Toscana)


Note:
La Vita di Delia Ubaldi
Delia Ubaldi nasce in Italia nel 1923, a Serravalle di Chienti, un paesino delle Marche. A soli sei mesi con la madre si trasferisce in Francia, per ricongiungersi al padre che lavora nelle acciaierie di Thionville in Lorena. Delia e i due fratelli più piccoli ricevono un’educazione francese, ma non è facile la vita da emigranti in quegli anni: “Italiani macaronì” così li chiamano i compagni di scuola. La bambina sceglie di imparare il tedesco come seconda lingua e lascia l’apprendimento dell’Italiano alle chiacchiere familiari... (continua). Nel 1937, a quattordici anni, Delia trova lavoro come interprete al consolato Italiano di Metz. Due anni più tardi esercito di Hitler invade la Lorena. L’anno dopo Mussolini entra in guerra al fianco del Fuhrer. Il fratello più piccolo di Delia è rimasto in Italia a Serravalle con i nonni. Delia è l’unica che può andare a riprenderlo, perché grazie al suo lavoro ha un passaporto diplomatico. A soli 17 anni parte, varca tre frontiere e supera numerosi posti di blocco nazisti; riesce a raggiungere il fratellino e a riportarlo salvo a casa in Francia a bordo di un treno ospedale tedesco. Ma il suo rapporto con gli invasori non è certo di collaborazionismo. Una mattina del 1943 al consolato Italiano di Metz si presenta un comando SS: vogliono i passaporti degli esuli politici Italiani per arrestarli. L’ormai ventenne Delia riesce ad avvisarli e a farli scappare. Il console Italiano la mette in salvo facendola fuggire per Mulhouse. Delia vivrà nascosta in casa di un altro Console Italiano per due anni, insegnando l’italiano alle sue due figlie. Con le due bambine riesce a passare delle piccole razioni di cibo ai prigionieri Italiani di un vicino campo di concentramento. È così che conosce Dino Chiarini, prigioniero fiorentino. Tra i due nasce una tenera simpatia. Quando nella primavera del 1945 l’esercito americano sta per invadere la Francia, i militari tedeschi abbandonano la zona. Delia tiene Dino nascosto per qualche giorno in casa del console, e poi riesce a organizzargli una fuga sicura verso l’Italia. Lei lo seguirà dopo pochi mesi. Nel 1946 Delia e Dino si sposano a Firenze: i primi tempi sono molto duri, non hanno un lavoro, non hanno soldi. Si spostano a Coltano (Pisa) dove Dino trova lavoro come fattore di un’azienda agricola. Ma non basta. Dino trova lavoro alle poste e nel 1955 viene trasferito a Prato (Firenze): Delia lo segue. Ma un giorno trova un annuncio su un giornale: i famosi Fratelli Centauro, rappresentanti Italiani delle lane Simonius Fisher di Basilea, cercano un interprete per il francese e il tedesco: Delia viene assunta immediatamente. I Centauro la prendono a lavorare anche in altri loro maglifici. Lavora fino a tardi, i litigi con Dino sono sempre più numerosi. Si separano nel 1957 e Alberto viene mandato in collegio. Nel 1960 la famiglia Centauro la incarica di seguire le trattative con l’estero: il loro rappresentante di Milano coglie al volo il potenziale di Delia e le fa un’offerta che lei non può rifiutare. Abbandona Centauro ed aprono assieme la Merintex: maglieria e intimo. Sono gli anni del boom economico Italiano e la Merintex lavora con tutto il mondo: Francia, Inghilterra, Stati Uniti. Delia vive a Firenze, è una vera donna manager e in Italia non ce ne sono molte: è coraggiosa, spregiudicata quando serve e con un grande senso degli affari. La scalata al successo è compiuta, la signora Ubaldi, figlia di emigranti marchigiani, adesso è un’importante realtà della piccola industria del tessile. Delia ha avuto qualche storia ma non si è mai risposata, suo figlio Alberto le si è affiancato nel lavoro e lei gli ha affidato una nuova ditta sempre nel settore della maglieria e i parenti vanno a trovarla nelle sue tante proprietà: l’appartamento di Parigi, la villa del Forte dei Marmi, il castello a Casole nel Mugello… La donna ha giri d’affari sempre più importanti: all’inizio degli anni ottanta, conosce Robert Wischmann ricchissimo imprenditore Tedesco. Si conoscono in un ascensore a Firenze. Lui le dice: “non si accontenti di essere milionaria, diventi miliardaria”. La invita a cena a Parigi la sera stessa per parlare d’affari. Andata e ritorno con il suo jet privato. Insieme si lanciano nell’alta moda e aprono una catena di abbigliamento, la Juschi, tra Londra, Parigi, Beverly Hills, Bel Air. Le loro boutique sono riprese persino nei film di Hollywood: Richard Gere nella scena di apertura di “American Gigolò” si prova i vestiti in uno dei negozi della catena. Ma Delia non sa che il suo socio è un truffatore: compie l’errore della sua vita. Delia inconsapevolmente firma una fideiussione per un’operazione finanziaria non coperta. La Juschi non rende quel che doveva rendere, il resto è un domino finanziario che porta al fallimento persino l’istituto di credito tedesco che aveva finanziato l’operazione. Delia viene cercata ufficialmente dalla polizia tedesca, le sue foto compaiono sui giornali, la chiamano “la dama Italiana”. È il tracollo: anche la ditta del figlio rientra nel collasso: Delia dichiara fallimento e lo licenzia. La donna rompe molti rapporti, tante amicizie. Anche con il figlio, i fratelli e i nipoti i rapporti sono ormai di pura circostanza. È costretta a vendere tutte le sue proprietà ma la polizia tedesca non si accontenta. Fortunatamente un dipendente dell’istituto di credito fallito in Germania è pronto a testimoniare al processo a difesa della donna. Si chiama Klaus Voit. I due diventano amici; l’uomo inizia a lavorare per lei. Delia riinizia da capo. Riparte dalle piccole maglierie, dall’import export, dal sud Italia, Bari, Andria, Napoli. Gli affari piano piano crescono e commercia anche con l’estero, Slovacchia, Francia e Germania. La crisi è superata ma non sono più i tempi dei grandi guadagni. Dal 2001 Delia Ubaldi si è ritirata dal mondo degli affari e vive in condizioni finanziarie stabili. Al suo fianco c’è ancora Klaus: dopo averle fatto da autista, segretario, socio, Klaus è divenuto suo marito, nonostante li separi una differenza di ventanni. Vivono a Ubersee un paesino in Germania. In questi anni ha continuato a viaggiare quando per la Francia quando per l’Italia. A bordo di una Wolkswagen, con le gambe stese sul cruscotto, è stata in giro a trovare i parenti per cercare di tenere stretti i rapporti col figlio e i nipoti, che in vecchiaia le stanno a cuore più di ogni altra cosa. Nell’Aprile 2011, a Serravalle del Chienti è stata però ricoverata e in seguito le sue condizioni di salute sono peggiorate progressivamente. Adesso è di nuovo a Ubersee accudita dal marito Klaus, ma il suo viaggio sembra essersi fermato.


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