I Viaggi di Robi
locandina di "Gli Ultimi Butteri"

Cast

Con:
Alessandro Zampieri
Stefano Pavin
Luca Bettiol
Giacomo Pani
Luca De Santis

Soggetto:
Walter Bencini

Sceneggiatura:
Walter Bencini

Montaggio:
Walter Bencini

Fotografia:
Walter Bencini

Suono:
Alberto Batocchi (Presa Diretta)
Walter Neri (Presa Diretta)

Produttore:
Walter Bencini

Produttore Esecutivo:
Stefano Mutolo

Direttore di Produzione:
Mario Critelli

Gli Ultimi Butteri


Regia: Walter Bencini
Anno di produzione: 2018
Durata: 95'
Tipologia: documentario
Genere: etnologico/sociale
Paese: Italia
Produzione: Insekt; in collaborazione con Istituto Luce
Distributore: Istituto Luce
Data di uscita: 21/06/2018
Formato di ripresa: HD 25P
Formato di proiezione: DCP, colore
Ufficio Stampa: Ufficio Stampa Cinecitt Luce
Titolo originale: Gli Ultimi Butteri
Altri titoli: The Last Italian Cowboys

Recensioni di :
- GLI ULTIMI BUTTERI - I custodi di un mestiere antico

Sinossi: In Francia ci sono i Gardians. In Ungheria gli Csiks. In Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile meridionale ci sono Gaucho. In Venezuela i Llanero, in Cile i Huaso, in Australia i Ringers e Stockman, in Mongolia ci sono i nomadi Wuzhumuqin. Negli Stati Uniti e in Canada ovviamente ci sono i Cowboys. Nel pianeta, ovunque si trovino degli spazi aperti al pascolo, ci sono questi cavalieri a sorvegliare il bestiame. In Italia, e solo qui, ci sono loro, i Butteri.

Ad Alberese, nella Maremma toscana, sono rimasti gli ultimi butteri, uomini eroici che praticano ancora l'allevamento allo stato brado di bovini, esempi viventi di una possibilit di riscatto nei confronti della natura. Negli occhi di questi uomini e dei loro animali si comprende il sentimento che si ha nel vivere una vita che ha un senso, una vita a cui non rinuncerebbero mai. Due giovani entrano nel gruppo per imparare questo mestiere, duro e per pochi. Solo uno di loro ce la far. Il futuro di questo mondo antico nelle loro mani.

Sito Web: http://www.bertafilm.com/catalogue/last-italian...

Ambientazione: Alberese (GR)

"Gli Ultimi Butteri" stato sostenuto da:
Regione Toscana
Toscana Film Commission (Bando per il sostegno della produzione di documentari)
Fondazione Sistema Toscana
Sensi Contemporanei Cinema e Audiovisivo


Note:
I PROTAGONISTI
Gli ultimi butteri ci introduce nelle esistenze e nel quotidiano di questi uomini che si portano addosso laria del territorio che li ha visti crescere. Uomini come Alessandro Zampieri detto La Vecchia. Capo dei butteri, uomo rigoroso, severo e permaloso, sguardo penetrante, Zampieri prossimo alla pensione, custode di un sapere antico e di tutta unesistenza segnata dal rapporto con il bestiame. Il capo squadra Stefano Pavin l'uomo che sussurra ai cavalli l'esperto della doma, riservato e particolarmente incline a prendere fuoco, il responsabile della trasmissione della conoscenza alle nuove generazioni; il taciturno Luca Bettiol detto Civetta, solitario e silente, ma le cui rare parole, a volte sono pietre; il giovane Giacomo Pani detto Crognolo, un agronomo disinvolto, remissivo e multimediale. E Luca De Santis chiamato Luchino ma ribattezzato dai pi vecchi Lattarino lultimo arrivato nel gruppo ed il pi giovane, ama le regole e gli animali, con cui ha lavorato fin da piccolo.







Sono uomini cocciuti, che si raccontano in maniera diretta, senza fronzoli, con quella fierezza, quell'orgoglio del proprio mestiere, consapevoli della propria utilit, del proprio ruolo di butteri e, insieme, difensori degli animali e del territorio. I racconti di questi uomini a volte ci divertono e a volte un po ci rattristano. Sanno ridere di s e anche della loro situazione, sanno raccontarsi senza pudori, sanno dirci dei conflitti e degli screzi tra loro senza peli sulla lingua, sanno vivere anche con allegria, collaborando insieme alla riuscita di un progetto comune. Eppure, in alcuni momenti, quando parlano del futuro, sia di quello di ognuno sia di quello dell'azienda, i volti si fanno pensosi, preoccupati. Eppure ci credono, ci regalano un sorriso, dicono una battuta, tornano al quotidiano. E riprendono a crederci.

IL CONTESTO
Nella seconda met del Novecento il consumo globale di carne aumentato di 5 volte, passandodai 45 milionidi tonnellate di carne consumatinel 1950agli attuali 250 milioni di tonnellate. Secondo le stime della Fao, questo consumo destinato a raddoppiare entro il 2050. Allaumento della domanda su scala mondiale corrisposta una crescita impressionante della produzione industriale di carne e, di conseguenza, la concentrazione del potere nelle mani delle poche grandi aziende che possono soddisfare la domanda del mercato. Questa trasformazione nel settore dellallevamento e della produzione di carne, a sua volta, ha una lunga serie di conseguenze negative: sullambiente, sulla biodiversit, sulla salute e sulla qualit della vita umana, ed anche sul benessere animale e sullequit sociale.
Le cifre sono inesorabili: continuare a mangiare carne con i livelli di consumo a cui si abituato lOccidente insostenibile. Ad esempio se anche solo i popoli di Cina, India e Brasile iniziassero a mangiare la stessa quantit di carne, non basterebbe la superficie della terra per sfamare il bestiame. Nonostante tutto non si pu ignorare lemergere di una nuova sensibilit verso gli animali, che si espressa negli stili di vita che sempre di pi abbandonano o limitano i consumi carnei e che ha promosso leggi pi stringenti a tutela del benessere animale. La strada pi ragionevole non passa forzatamente dalla totale rinuncia, ma certamente dal consumo moderato di carne buona, proveniente da unagricoltura trasparente e sostenibile. Il consumo di carne deve innanzitutto andare a braccetto con il benessere degli animali.
Nel 2007 il Trattato di Lisbona sottoscritto dai paesi dellUnione Europea ha ufficialmente riconosciuto agli animali lo status di esseri senzienti che, in quanto tali, acquisiscono diritti e tutele, ed equiparando di fatto il benessere animale ad altri principi etici come la parit tra i sessi, la tutela della salute umana e la protezione sociale. Eppure, nel sistema attuale gli animali continuano a pagare un prezzo elevato. Gliallevamenti convenzionali riducono gli animali a mere macchine,a merci: sono costretti in gabbie strettissime o confinati in spazi ridotti dove trascorrono una vita breve quanto dolorosa. Nel corso della loro esistenza, gli animali subiscono varie mutilazioni: viene spuntato loro il becco, viene mozzata loro la coda o le ali, sono spesso castrati senza anestesia, decornificati a 5-6 settimane di vita affinch lo stress prodotto dalla reclusione e dalla condanna a uno stile di vita innaturale non li induca a ferire gli altri animali. Infine, il trasporto al macello richiede spesso molte ore di viaggio in condizioni di grande sofferenza. Strappati al loro ambiente abituale, e affidati a operatori spesso impreparati, gli animali accusano stress e tensioni di ogni genere. Gli allevamenti industriali contribuiscono in maniera significativa alle emissioni di gas serra, al cambiamento climatico e allabbattimento di foreste per fare spazio ai pascoli e alle monocolture da cui ottenere mangimi.
Lallevamento industriale inoltre, ha favorito il ricorso allimpiego di razze e di ibridi pi produttivi e adatti alla stabulazione fissa, contribuendo in misura rilevante alla scomparsa o allabbandono di molte razze animali autoctone, le cui caratteristiche sono legate a un territorio in cui si sono sviluppate o naturalmente adattate nel corso del tempo. Le razze autoctone sono pi adatte alle condizioni climatiche, geografiche e socioeconomiche del territorio e, anche in ambienti estremi, hanno bisogno di meno cure e meno cibo. Per queste ragioni, la Fao ritiene il settore zootecnico quale maggiore responsabile della perdita di biodiversit complessiva del nostro pianeta. Gli allevamenti tradizionali di piccola scala, invece, possono essere gestiti in modo pi sostenibile: lerba e il fieno provengono dal territorio sul quale gli animali sono allevati, cos come i cereali e leguminose necessari per nutrirli, il che permette di farli crescere a densit minori e di impiegare il loro letame come fertilizzante per i campi. I piccoli agricoltori agroecologici rappresentano la forma pi funzionale di agricoltura, in grado di nutrire il mondo e ridurre le pressioni ecologiche ed economiche.
I piccoli agricoltori e le piccole fattorie sono una chiave della sicurezza alimentare, sono modelli di sostenibilit e santuari di biodiversit. Non ultimo, contribuiscono al raffreddamento del clima. L'agricoltura familiare con i suoi volti e le sue storie, rappresenta un modello di sviluppo legato in modo inestricabile al benessere ambientale del pianeta e alla sopravvivenza economica delle comunit locali. Ne un esempio l'azienda agricola di Alberese in Maremma, che da generazioni pratica l'allevamento allo stato brado di bovini attraverso la figura del buttero.

I BUTTERI
Eroi di un mondo ormai inesorabilmente destinato a scomparire. In questa terra rude e paludosa di etrusca memoria, comparve, nel XVIII secolo, una forma di allevamento prevalentemente improntato allutilizzo dei grandi spazi aperti, dove i branchi di bovini e cavalli, tenuti allo stato brado, venivano custoditi dai butteri. Il buttero a cavallo era luomo preposto alla cura delle bestie, un personaggio dallalone eroico, simbolo di una terra antica e custode di un sapere millenario. Non cera un corso da seguire per fare il buttero: i figli imparavano dai padri e i giovani dai vecchi. Il mestiere si acquisiva facendo e osservando. Larte veniva man mano codificata in regole non scritte, e il prezioso bagaglio di conoscenza finito per diventare un vero patrimonio di cultura e tradizione. Questa ormai mitica figura di mandriano a cavallo, non ha resistito ai grandi stravolgimenti del Novecento e ha cominciato a perdere d'importanza negli anni 50, quando lavvento massiccio della meccanizzazione e il cambiamento delle esigenze del mercato, hanno decretato la fine dell'allevamento brado e di conseguenza, una forte diminuzione dellimpiego dei butteri. Per fortuna lamore dimostrato da pi generazioni per la terra maremmana, con le sue leggi e i suoi ritmi, e una grande sensibilit per la storia e la cultura del luogo, hanno fatto s che comunque il mito perdurasse nel tempo.
Il buttero appartiene allimmaginario collettivo della Maremma insieme alle vacche dalle grandi corna a lira che ancora pascolano nella piana di Alberese. Nei tempi moderni soprattutto folklore, e oggi di veri butteri ne rimangono ben pochi. Tra questi pochi, cinque lavorano nell'Azienda Agricola regionale di Alberese.
La vita dei butteri dura. Partono al mattino presto a controllare le mandrie, conoscono le vacche una per una, si accorgono se ci sono problemi, sanno individuare una femmina prossima
al parto, possono smistare centinaia di animali per trasferirli da una zona allaltra, controllano i pascoli, le recinzioni, i punti di abbeveraggio. Il lavoro aumenta in primavera quando cominciano a nascere puledri e vitelli e iniziano le monte brade di tori e stalloni.
Cinque ore a cavallo ogni giorno dellanno, con ogni condizione atmosferica. Un lavoro insostituibile che prosegue con laddestramento dei cavalli, la cura degli animali, delle stalle, dei recinti e degli strumenti di lavoro come selle e finimenti. Fare il buttero soprattutto una filosofia di vita perch si lavora a contatto diretto con gli animali, dotati di un loro carattere, di un loro temperamento e poco avvezzi alla presenza umana. necessario amare davvero gli animali per fare questo mestiere. E questa non cosa che si possa insegnare.


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