I viaggi di Roby
Cinema Aquila
locandina di "Ma che Storia..."

Cast


Soggetto:
Gianfranco Pannone

Sceneggiatura:
Gianfranco Pannone

Musiche:
Ambrogio Sparagna (Consulenza)

Montaggio:
Angelo Musciagna

Fotografia:
Tarek Ben Abdallah

Suono:
Marco Furlan
Andrea Malavasi

Aiuto regista:
Nathalie Giacobino

Voce:
Roberto Citran

Voce:
Roberto De Francesco

Voce:
Leo Gullotta

Contributo:
Ugo Gregoretti

Ricerche d’Archivio:
Giovanella Rendi

Organizzazione Generale:
Maura Cosenza

Ma che Storia...


Regia: Gianfranco Pannone
Anno di produzione: 2010
Durata: 78'
Tipologia: documentario
Genere: sociale/storico
Paese: Italia
Produzione: Cinecittà Luce
Distributore: Cinecittà Luce
Data di uscita: 15/11/2010
Formato di proiezione: colore e bianco/nero
Ufficio Stampa: Ufficio Stampa Cinecittà Luce
Vendite Estere: Cinecittà Luce
Titolo originale: Ma che Storia...

Recensioni di :
- "Ma Che Storia...": un documentario sulla storia d'Italia firmato da Gianfranco Pannone

Sinossi: Il Risorgimento in un racconto lungo 150 anni: gioie e dolori di un paese grande e complicato.
Un viaggio tragicomico nella nostra storia attraverso il lungo e faticoso percorso unitario italiano. Mazzini, Garibaldi, Cavour…, nomi che oggi ci arrivano lontani, ma che così lontani non sono.
Una grande rivoluzione quella del Risorgimento, salutata come vera e propria epopea nell’800, ma ridimensionata nel secolo successivo dal “male oscuro” italiano.
Potere, intellettuali e popolo, un rapporto difficile, spesso violento e non privo di cinismo, che di fatto ha impedito il formarsi di un sentimento nazionale condiviso. E poi, un popolo di contadini quello italiano del primo novecento, via via cancellato dalle ideologie e da un’ansia del “nuovo” che hanno finito con l’emarginare tradizioni, consuetudini, affetti.
Il racconto di questa epopea a metà, si sviluppa tra i cinegiornali e i documentari, dell’archivio Luce, dagli anni dieci agli ottanta, che attraversano non senza retorica la storia nazionale; un sentimento critico e amaro, anche ironico, tutto presente nelle parole di scrittori e poeti di estrazione politico-culturale diversa; e, vero e proprio controcanto, suoni ed espressioni del popolo, che raccontano gioie e dolori di una storia ricca e violenta. Così il sobrio ricordo di uno zio morto nella Grande guerra risvegliato da Vittorio Foa, si incontra con le strofe cantate di Raffaele Viviani contro ogni guerra, per poi scontrarsi con i retaggi fascisti della storia nazionale, affidati agli impeti di un popolo che si vuole guerriero ad ogni costo.
Un Paese, come ci ricorda Alberto Arbasino, cresciuto a marcette, celebrazioni, lustrini, lumini, icone, fino all’inevitabile rigetto. Un Paese incapace di mettersi in discussione, di elaborare i propri lutti, di guardarsi dentro, tutto proteso verso un finto nuovo che ha finito col procurare grandi tragedie partorite da folli illusioni. Un Paese che si potrebbe dire morto, se non fosse che gli appartengono pagine straordinarie di storia e letteratura oltre che una ricchezza antropologica unica.

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