Recensioni di :
- VENEZIA 83 - "The Echo Chamber": Una casa che diventa prigione


Sinossi *:
Una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.

NOTIZIE 'The Echo Chamber'



Note:
NOTE DI SCENEGGIATURA
Bernardo Bertolucci ha detto spesso, a proposito dei suoi film, che erano film sul tempo. Anche "The Echo Chamber" è un film sul tempo. La casa in cui si svolge la storia - la casa del desiderio della dipendenza, della creazione artistica - assomiglia alla casa, la sua, in cui insieme abbiamo immaginato e scritto questo film. Bertolucci diceva anche che i suoi film parlano di lui, anche quando in principio credeva parlassero di altro. Solo alla fine gli si rivelava la loro natura profondamente autobiografica. Anche "The Echo Chamber" è una storia continuamente attraversata dall’autobiografia. L’idea iniziale, quando ce l’ha raccontata per la prima volta, era molto semplice: un uomo e una donna abitano la stessa casa senza incontrarsi mai, forse senza neanche sapere l’uno dell’altra. Questo spunto è diventato un film sull’amore e sulle tracce che il passato lascia nei luoghi e nelle persone. E sull’assenza - la presentissima Assenza della poesia di Attilio Bertolucci. “Continuo a pensare a questo film come un film di fantasmi” ci diceva. E tra tutti i fantasmi che popolano "The Echo Chamber", Bernardo Bertolucci è quello più visibile. È l’eco che risuona in ogni stanza della casa, nei dialoghi, nel desiderio dei personaggi. Nel loro dolore. Le parole di Ava, interpretata da Susan Sarandon, sono le parole che pronunciava Bertolucci durante le riunioni. Il dolore del corpo di Leo, il personaggio di Luca Marinelli, è il dolore del corpo di Bernardo, come la sua ricerca incessante di una liberazione, di un sollievo. E il processo per realizzare un’opera d’arte - in questo caso un disco - è lo stesso con cui Bernardo Bertolucci affrontava la creazione di un film. Il brano di Henry James che declamano Ava e Leo prima di lavorare - Noi lavoriamo nell’oscurità: facciamo quel che possiamo, diamo quello che abbiamo. Il dubbio è passione, e le nostre passioni sono il nostro compito; il resto è la pazzia dell’arte - era una frase cui Bernardo spesso tornava durante le sedute di sceneggiatura. E molta della paura, dell’ansia e della gioia che noi due provavamo all’idea di lavorare con lui sono finite nel personaggio di Leo, terrorizzato dal dover realizzare quello che molto probabilmente sarà l’ultimo disco di una delle più grandi icone della musica. Andrea Pallaoro, entrando nella casa di The Echo Chamber, ha esplorato con noi ogni stanza, trasformando gli spazi e la materia del racconto secondo la sua visione. Rientrare con lui nella sceneggiatura, che alla morte di Bertolucci era rimasta alla seconda stesura, è stato un processo lungo, delicato e profondo. Insieme abbiamo trovato materiali nascosti, intuizioni rimaste in sospeso ed elementi che appartenevano già al film, accogliendo al tempo stesso nuove aperture e nuove idee. Per noi due è stato come rientrare in una casa molto amata e di colpo perduta. Come Anne, il personaggio di Alicia Vikander, abbiamo riaperto le porte, le stanze, fatto entrare di nuovo la luce.
Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi

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