I viaggi di Roby
locandina di "Lo Scambio"

Cast

Interpreti:
Filippo Luna (Commissario)
Paolo Briguglia (Autista)
Barbara Tabita (Moglie)
Vincenzo Pirrotta (Poliziotto Pelato)
Maziar Firouzi (Ragazzo Interrogatorio)
Tommaso Caporrimo (Poliziotto Capellone)
Antonio Buscemi (Poliziotto Muto)
Orio Scaduto (Guardia Carceraria)
Sergio Vespertino (1° Killer)
Maurizio Maiorana (2° Killer)
Federico Cimo' (Medico)
Shain Firouzi (Gioacchino)
Giovanni Cintura (Anziano dell'Officina Moto)
Alessandro Agnello (Fratello Moglie)
Gabriele Di Chiara (Bambino Rapito)

Soggetto:
Salvo Cuccia
Marco Alessi

Sceneggiatura:
Salvo Cuccia
Marco Alessi
Federica Cuccia
Alfonso Sabella

Musiche:
Domenico Sciajno

Montaggio:
Letizia Caudullo

Costumi:
Samuela Cirrone

Scenografia:
Marcello Di Carlo

Fotografia:
Clarissa Cappellani

Suono:
Luca Bertolin

Casting:
Chiara Agnello

Aiuto regista:
Christian Bonatesta

Produttore:
Eleonora Cordaro
Gianluca Fernandez
Francesco Galvagno
Marco Alessi
Michael Sevholt

Organizzatore Generale:
Giacomo Iuculano

Direttore di Produzione:
Giovanni Marchese

Actor Coach:
Federica Cuccia

Lo Scambio


Regia: Salvo Cuccia (opera prima)
Anno di produzione: 2015
Durata: 93'
Tipologia: lungometraggio
Genere: drammatico
Paese: Italia
Produzione: Abra&Calabra; in collaborazione con Rai Cinema, Dugong Production, Shoot and Post
Distributore: n.d.
Data di uscita: 23/06/2016
Formato di proiezione: DCP, colore
Ufficio Stampa: Storyfinders
Titolo originale: Lo Scambio

Recensioni di :
- TFF33 - "Lo Scambio", un racconto di mafia 'particolare'

Sinossi: La storia si svolge in un giorno, nel 1995, in una Palermo plumbea. Personaggi senza nome scivolano verso il loro destino. Una coppia inizia una giornata anomala. Lei è una bellissima quarantenne tormentata dal pensiero dei bambini mai avuti. Lui è un commissario di polizia che sembra prendersi cura di lei, ma è totalmente preso dal suo lavoro. Ha un autista che lo porta dappertutto, anche a interrogare un ragazzo che conosceva altri due uccisi quel giorno. L’autista non crede che il ragazzo sia coinvolto, ma il commissario va avanti in maniera decisa ed esasperata. Lei vaga per le stanze di una casa linda che riflette la sua condizione apparentemente normale ma che sotto cela tutta la sua disperazione. Si alternano i volti, i corpi, le situazioni, tra il mondo di lei, quello di un bambino rapito dalla mafia tempo prima e quello del ragazzo che subisce l’interrogatorio del commissario e dei suoi uomini alquanto rudi. Poi gli eventi precipitano e tutto si evolve, aldilà delle apparenze, svelando gli inquietanti contorni di una storia fatta di cause ed effetti, in cui i crimini perpetrati si ripercuoteranno non solo su chi li subisce, ma anche su chi li compie. E da cui nessuno, in un modo o in un altro, rimarrà immune.
Poi tutto si evolve, aldilà delle apparenze, svelando gli inquietanti contorni di una storia fatta di cause ed effetti, in cui i crimini perpetrati si ripercuoteranno non solo su chi li subisce, ma anche su chi li compie. E da cui nessuno, in un modo o in un altro, rimarrà immune. Il tema principale sembra essere la quotidianità di una coppia in un contesto di criminalità, in una “silenziosa e asettica normalità”.

Ambientazione: Palermo

"Lo Scambio" è stato sostenuto da:
Regione Siciliana (Assessorato Turismo Sport Spettacolo - Ufficio Speciale per il Cinema)
Sicilia Film Commission
Sensi Contemporanei Cinema e Audiovisivo


Note:
GENESI DELL’OPERA
Ho cominciato a pensare a questo film nel periodo in cui ho realizzato diversi documentari per “La Storia siamo noi”, il popolare programma RAI che si occupava principalmente di storia recente e ho intervistato Alfonso Sabella, magistrato che negli anni ’90 era stato nel pool antimafia di Giancarlo Caselli subito dopo le stragi di Falcone e Borsellino e delle loro scorte. L’ho subito ammirato per il coraggio e la determinazione con cui, giovanissimo, si trovava a condurre indagini molto importanti che produssero risultati eclatanti con gli arresti di alcuni grandi capi di Cosa Nostra. Il soggetto del film è nato in seguito ad alcuni incontri con Sabella. In particolare mi appassionò la storia di tre ragazzi uccisi dalla mafia di cui due con assoluta certezza non avevano a che fare con la criminalità. Fatto questo che smentiva ciò che la gente assoggettata alla mentalità mafiosa ha da sempre diffuso come una favola: cioè che la mafia perpetrava i suoi crimini senza commettere errori. E invece sia questi fatti che l’eclatante sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, che rappresentò il più grande boomerang per la mafia, dimostravano il contrario. Circondate da un’aura di silenzio e spesso dimenticate, molte vittime erano morte senza avere nessuna responsabilità o coinvolgimento in fatti di mafia. La mia indagine da profano si allargò anche ai carnefici e alle loro vite. Le storie vere contenevano già una drammaturgia e un senso compiuto come storie morali, fatte di cause ed effetti. L’obiettivo era realizzare un film in cui non vi fosse nessuna possibilità di transfert con il criminale. Ci tenevo molto a raccontare dei fatti realmente accaduti estrapolandoli dalla cronaca e trasporli in una dimensione di finzione, di puro cinema, di dramma. Scrissi immediatamente il soggetto insieme allo sceneggiatore Marco Alessi e lavorammo alla sceneggiatura con lui, Alfonso Sabella e Federica Cuccia. Nella trasposizione cinematografica della storia i personaggi hanno perso anche i loro nomi: nessuno chiama nessuno per nome in una sorta di estremizzazione del concetto di omertà. E i concetti di “mafiosità” sono assorbiti dal silenzio, dall’oscurità o dall’ambiguità sia dei personaggi, sia dei luoghi, che subiscono delle trasformazioni. Tutto ciò per arrivare allo scopo ultimo: raccontarne l’essenza.
(Salvo Cuccia)

LE TEMATICHE PRINCIPALI
Il film è basato su fatti realmente accaduti a metà degli anni ’90. Tre dei personaggi principali rappresentano il cuore, la mente, la coscienza (lei, lui, l’autista). Il tema principale sembra essere la quotidianità di una coppia in un contesto di criminalità, in una “silenziosa e asettica normalità”, che ricalca i comportamenti di una qualsiasi anonima coppia di sposi. Ad esso si sovrappone il tema della violenza che produce i suoi effetti collaterali e il conseguente sacrificio di innocenti. L’apparenza si dissolve per lasciare posto alla crudezza di ciò che si cela dietro ogni azione e comportamento dei personaggi, che vivono in un mondo loro, anche se perfettamente mimetizzati nel contesto urbano e sociale. E poi c’è anche il tema del doppio che va oltre l’apparenza: tutti i personaggi hanno un doppio (che a volte si riflette anche nell’immagine). Anche gli uomini del “commissario” e anche il ragazzo che viene sottoposto all’interrogatorio hanno i loro doppi, che vengono fuori via via che la storia va avanti. Forse in fondo quella che non ha un vero doppio è lei, l’unica donna presente nella storia, ma solo perché vive nella solitudine di una casa che ne incarna l’anima.


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