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Di Mestiere faccio il Paesologo


Regia: Andrea D'Ambrosio
Anno di produzione: 2010
Durata: 60'
Tipologia: documentario
Genere: antropologico/sociale
Paese: Italia
Produzione: Lama Film
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Titolo originale: Di Mestiere faccio il Paesologo
Altri titoli: Paesologo for a Living

Recensioni di :
- Cinemambiente 2011: "Di mestiere faccio il paesologo", la strana storia di Franco Arminio

Sinossi: Di mestiere faccio il paesologo è un film documentario su uno scrittore particolare e “nuovo” nel panorama letterario e poetico italiano.
Franco Arminio vive e lavora nell’Irpinia d’oriente. Si è inventata una nuova forma di letteratura e di disciplina: “la paesologia”, una disciplina indispensabile, ma inesistente. Non riesce a vivere a Bisaccia, e non riesce nemmeno ad andare via. Gira nei paesi abbandonati, e sperduti, quelli dove a vivere sono rimasti i più deboli, perché la maggior parte sono andati via a “cercare la vita”. E’ un pescatore di desolazione, e nel suo peregrinare è alla ricerca del puro e dell’ingenuità profonda di un mondo completamente cambiato dopo il terremoto del 1980.
Il film è un viaggio nella vita e nel mondo di Arminio, un collage di incontri dello scrittore nei paesi dell’Irpinia e della Lucania, a cui si aggiungono le sue riflessioni e i suoi pensieri sui piccoli paesi. Arminio ha la grande capacità di vivere e immedesimarsi nella gente che incontra. Con un atteggiamento misto di cinismo, grottesco, e analisi lucida riesce a capire e a mostrare un mondo che ormai nessuno racconta più.
Ci fa capire con profonda ironia, che in fondo questi posti desolati andrebbero premiati, per non aver partecipato al saccheggio culturale e sociale che c’è stato nell’occidente e ci invita ad andare in questi paesi, prima che sia troppo tardi, “prima che il proiettore si spenga”.
Nel suo viaggio tra piazze vuote, bar impolverati e strade deserte, incontra una collana di personaggi che andrebbero ascoltati, è un pellegrinaggio tra le parole di chi non si racconta da anni. E così a Santomenna, incontra quattro persone sedute in piazza, che aspettano qualcuno che li faccia parlare: un emigrante che viene dal Venezuela, un altro che ha vissuto negli Stati Uniti ed è ritornato al paese, un vecchio contadino.
E dall’incontro con queste anime solitarie, scaturisce un’analisi lucida e spietata sulla scomparsa del mondo contadino; da qui un viaggio che lo porterà nei bar in cui si vende anche la pasta e il tonno, nel mercato del paese, nelle strade in cui ad abitare sono rimasti anziani e persone sole. Ma è un approccio che avviene sempre con amore e con passione, con la consapevolezza che lo scrittore sta vedendo quei posti forse sull’orlo della loro scomparsa. Per questo la sua analisi spesso diventa ironica e a tratti cinica, che fa scrivere a Belpoliti che “Arminio è lo scrittore più comico che esista”. Il suo in fondo è un grido di allarme e di aiuto, per evitare che i piccoli paesi diventino manicomi all’aperto o peggio ancora cimiteri degli elefanti. E la sua poetica è a metà tra il cinismo di Giustino Fortunato e la speranza e l’utopia di Guido Dorso e Danilo Dolci.
Come dice lo stesso Arminio alla fine del film il suo “è un dolore che combatte”, il dolore per un mondo che si ama profondamente, e che è in via di estinzione.

Libro sul film "Di Mestiere faccio il Paesologo":
"Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle"
di Franco Arminio, 80 pp, DeriveApprodi, collana Cinema Autonomo, 2012
Una raccolta di poesie scandite in versetti degli emigranti, versetti delle vecchie strade, versetti dal paese della cicuta, versetti dall’edicola, versetti degli ipocondriaci, versetti della transumanza.
prezzo di copertina: 15,00


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