Note di regia di "Vita di un Uomo. Giuseppe Ungaretti"
“Vita di un Uomo - Giuseppe Ungaretti” nasce dall’esigenza di raccontare una delle figure centrali della cultura italiana del ‘900, non solo per il valore immenso della sua poesia, ma soprattutto per la sua forza umana e la spinta vitale che attraversa tutta la sua esistenza. Il titolo è preso in prestito proprio da lui, dalla raccolta che racchiude tutti i suoi versi, perché più che una semplice biografia, l’intento era quello di ricostruire un ritratto emotivo, un viaggio attraverso le poesie, le lettere, i luoghi, le persone amate e quelle perdute, cercando di restituire non tanto la cronologia dei fatti, ma la vibrazione profonda di un uomo che ha attraversato il Novecento con la parola come sua unica bussola.
L’urgenza che muove questo racconto però è duplice: da una parte l’idea di continuare a far risuonare nel tempo e nello spazio la voce di un poeta che ha saputo trasformare l’amore, il dolore, le tragedie universali e personali in parole nude, essenziali e folgoranti; dall’altra la necessità di creare una riflessione sul valore e sulle modalità di percezione della poesia, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo e per un pubblico che sembra sempre meno interessato e abituato alla sua fruizione.
Abbiamo cercato quindi di allontanarci il più possibile da cliché agiografici per provare invece un approccio narrativo originale e innovativo che aprisse a una fruibilità allargata, che rendesse la figura dell’intellettuale, insieme alla sua poesia, godibile e accattivante, auspicando a una riscoperta della poesia anche da parte del grande pubblico.
Per fare ciò abbiamo deciso di utilizzare un linguaggio audiovisivo che si allontana dalle convenzioni più rigide, dalle regole del cinema documentario o di fiction per esplorare invece un territorio in cui la narrazione non lineare e l’interazione tra linguaggi audiovisivi diversi: fiction, filmati di repertorio e interviste, la mescolanza tra realtà e immaginazione sono al centro dell’esperienza. La memoria personale si fonde con la ricerca storica, creando un intreccio complesso e ricco di sfumature in cui la storia di Massimo, un regista in crisi creativa che riscopre se stesso attraverso la riscoperta della figura di Ungaretti, diventa un percorso di esplorazione personale intrecciato con la biografia di uno dei più grandi poeti del ‘900 e con un pezzo di Storia del nostro Paese. Inoltre, la presenza costante di un enigmatico personaggio femminile, che sembra incarnare tutte le passioni e i fallimenti di Massimo, aggiunge al racconto un tocco onirico e indecifrabile e richiama l'atmosfera sospesa tipica della poesia ungarettiana, cercando di svelarne il segreto.
Massimo Popolizio e
Mario Vitale