SEEYOUSOUND 12 - NOSTRA TORINO OSCURA di Thomas Griffin
Presentato al
Seeyousound a Torino,
Nostra Torino Oscura vede il regista Thomas Griffin, dedito da sempre alla musica e alle storie dietro i musicisti, scoprire la vita e la missione artistica dei musicisti locali. E noi spettatori ci troviamo a scoprire un mondo grande e piccolo, di unione e passione per l’arte e non solo.
Nostra Torino Oscura comincia facendo respirare la musica prima delle parole, e più che le parole: la colombiana Maria Mallol Moya col suo progetto Naturamorta, ibrido tra folk(tronica) e ambient, fa da prologo a questo lavoro documentario, che alterna il film-concerto alle interviste con registrazioni in studio, prove e lunghi e brevi concerti. E lei è solo una tra le persone adottate (o “adottanti”) in questa famiglia invisibile – ci sono anche altri protagonisti dello schermo e delle barriere del suono, come Stefano Isaia e Alessandro Gambo, e il film
Nostra Torino Oscura vede questa vera e propria scena musicale con occhi curiosi ed esterni, ma sempre tentando vicinanza, empatia, complicità tra musicisti punk e indie rock e sperimentali senza distinzioni.
Vediamo vari gruppi (Movie Star Junkies, Rhabdomantic Orchestra, LAME e non solo) e vari palchi e locali (l’Imbarchino, i Magazzini sul Po, il Combo, il Bunker, Dunque…), vediamo la lotta contro la chiusura dei centri sociali e l’organizzazione di concerti non solo torinesi, più grossi (come quello di Horace Andy o il Jazz Is Dead, vero e proprio festival della musica alternativa ‘tout court’ a cui si presentano band di rilievo internazionale come i giapponesi Boris), e vediamo la quotidianità dei musicisti messa in relazione con la ‘nostra Torino oscura’ del titolo, con la vita in questa città di magia nera e misticismo, che sembra cornice ideale, decadente e nel contempo vivissima, dell’unione immateriale che la musica implica.
Certo è che tutto lo sforzo conoscitivo verso questa scena musicale va un po’ a sprecarsi, soprattutto considerando che buona parte del film consiste nel vedere i nostri fare la spesa, raccontarsi aneddoti o opinioni su persone che noi spettatori non conosciamo abbastanza bene per capire, rispondere a domande generiche sul loro rapporto col capoluogo piemontese: uno spettatore estraneo a quei luoghi (e non serve uscire dall’Italia, basta un nostro concittadino che non conosce Torino) potrebbe sia trovare il tutto affascinante ed “esotico”, sia troppo locale, chiuso, non-spiegato, addirittura autoreferenziale e promozionale.
Ciò non toglie niente né alla musica né ai musicisti né ai loro processi creativi al di fuori dalla definizione, anzi - ben venga la circoscrizione estetica e umana di un “momento sonoro” nello spazio-tempo del nostro Paese soggiogato dalla cultura delle canzonette.
06/03/2026, 14:04
Nicola Settis