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UNA VITA SPERICOLATA - Da nord a sud in cerca di soddisfazioni


Tre giovani fanno di tutto per trovare una strada e salvare le loro vite. Una rapina, la fuga, il viaggio verso un futuro che sembra poter essere migliore. Il film di Marco Ponti, tra commedia, action e dramma sociale, parte dalla Val di Susa per finire nell'estremo sud della Puglia. Con Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis, Eugenio Franceschini e Massimiliano Gallo, Michela Cescon, Mirko Frezza e Gigio Alberti. Al cinema dal 21 giugno con 01 distribution in 230 copie


UNA VITA SPERICOLATA - Da nord a sud in cerca di soddisfazioni
"Una Vita Spericolata" al cinema dal 21 giugno
"Una Vita Spericolata" è un pasticcio di tanti ingredienti. La rabbia giovane, il romanzo di formazione, il road movie ma anche la più classica criminal story con qualche accenno di commedia sociale e di dramma psicologico. A tutto questo manca però l’amalgama e, ripensando al mitico presidente del Catania calcio Massimino, non funzionerebbe neanche se Amalgama lo si potesse comprare al mercato.

A partire dalla causa ed effetto degli eventi in sceneggiatura, la storia procede senza logica, più inquinata che influenzata da mille avvenimenti collaterali. Una tv che racconta la cronaca in diretta, una polizia costituita da una massa di inetti comandati da un capitano, Massimiliano Gallo (che, segnaliamo, in polizia si chiama commissario capo) che scimmiotta il tenente cattivo di Abel Ferrara, tra canne, droghe varie, cattiverie e inspiegabili colpi di testa. Poi ci sono i cattivi, stereotipati a partire dal casting, con il bravo Mirko Frezza nei panni del brutale picchiatore e la fredda e sensuale boss, Michela Cescon, così “fuori dagli schemi” da risultare “telefonatissima”.
Tutti i personaggi, giornalisti tv e bancari compresi, tranne i buoni personaggi principali (Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis ed Eugenio Franceschini + genitori) sono accomunati da un caratteristica: sono degli idioti.

Un mondo di persone sceme, prive di sfumature e dunque di qualsiasi umana credibilità. È proprio la credibilità degli eventi, dei dialoghi e dei personaggi che manca al film e ognuno di questi limiti alimenta gli altri. Battute complicate e inverosimili fanno da tappeto a scene improbabili, come quella iniziale che cerca di essere spiritosa, con lui e lei che dormono in un letto matrimoniale che scopriamo esser stato trasportato sul cassone di un camion causa pignoramento. Sfido chiunque a portare fuori da una casa normale un letto matrimoniale senza doverlo porre in verticale!
Non ci credo nemmeno un attimo e questa sensazione parte dalla prima inquadratura e mi accompagna fino all’ultima.

Dalla scrittura, ai dialoghi, agli eventi, alla recitazione che risente della qualità del testo e del lavoro di controllo. Gli attori fanno quel che possono, inventano, si sbracciano e gridano come in preda a un senso d’incompiutezza causata dal dover interpretare qualcosa di incompleto e inafferrabile come un’anguilla appena pescata, nell'angosciante consapevolezza che al di là dell’obiettivo c’è qualcuno da dover convincere.

20/06/2018, 18:22

Stefano Amadio