I Viaggi Di Roby

L'INTRUSA - Leonardo Di Costanzo, due donne e la camorra


Come va trattata la moglie di uno spietato killer della camorra? Alla Masseria il dubbio nasce e cresce diventando scontro. Accettare e integrare per cambiare la cultura mafiosa o sradicare ogni traccia, quando si può, di ogni presenza criminale? Con Raffaella Giordano e Valentina Vannino nei ruoli delle due donne che animano il conflitto. In sala dal 28 settembre distribuito da Cinema


L'INTRUSA - Leonardo Di Costanzo, due donne e la camorra
Valentina Vannino è "L'Intrusa" di Leonardo Di Costanzo
Napoli, "La Masseria" un Centro per bambini lontano dalle logiche criminali, un microcosmo di tranquillità e legalità dove i palazzoni circostanti proiettano le loro ombre e fanno da mura difensive. I bambini giocano, fanno attività creative alternative alla “strada”, provano a imparare ad avere contatti umani con i coetanei fondati sulla conoscenza e non sulla prepotenza.

Un elemento estraneo, intruso, mina l’equilibrio del Centro gestito da Giovanna (Raffaella Giordano): è Maria (Valentina Vannino), la moglie di un camorrista appena arrestato, che vive ospite del Centro in una casetta posta al centro del giardino. Maria ha due figli, un neonato e una bambina di dieci anni che fatica a inserirsi sia a scuola sia al Centro a causa della fama del padre, autore di un omicidio nel quartiere che ha lasciato il segno per la sua ferocia.

Per le circostanze, l’incontro tra le due donne, Giovanna e Maria, diventa scontro con genitori dei altri bambini che non vogliono quella ingombrante presenza, silenziosa ma che, anche se nell’ombra, riesce a surriscaldare l’atmosfera.

Leonardo Di Costanzo costruisce bene l’impalcatura, con qualche lentezza del cinema del reale italiano (ma non chiamiamolo documentario per non essere fraintesi), per arrivare allo scontro finale e a suggerire allo spettatore il dubbio morale della direttrice del Centro che è, in fondo, il dubbio di tutti: integrare nella legalità Maria e la figlia, in effetti anche loro in qualche modo vittime o lavorare per estirpare la camorra nell’unico modo possibile, eliminandone ogni traccia dalla vita della gente pulita.
"L’Intrusa" fa riflettere e coglie alcuni aspetti importanti, ma Di Costanzo sente in un paio di momenti la necessità di ribadire con scene esplicative questo dubbio che era chiaro comunque.

Lo stile scelto è quello, come detto, del cinema verità (molto forte nell'area partenopea), ma è impossibile identificarlo con un genere, sia perché ricco di contaminazioni sia perché qualsiasi tentativo di etichettarlo, in senso positivo, viene sistematicamente contraddetto. Di certo non è uno stile nuovo o originale, di certo prende molto dal “cinema del reale” con il conseguente utilizzo di attori non del tutto professionisti, di certo non ha nulla a che fare con il genere Gomorra; forse, una struttura più cinematografica, tra sceneggiatura dialoghi e recitazione, avrebbe reso “L’Intrusa” un prodotto più godibile, riuscendo comunque a rimanere un interessante film d’autore, grazie allo sviluppo di un'intuizione semplice ma efficace.

24/09/2017, 12:00

Stefano Amadio