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Cinema Aquila


Un sorriso per sensibilizzare alla ludopatia. Emilio Briguglio affronta il tema del gioco d'azzardo e della sua trasformazione in pericolosa malattia



Giorgio Careccia in "Una Nobile Causa" di Emilio Briguglia
Cinema e denuncia dei problemi sociali un connubio intramontabile, infatti attraverso il grande schermo che si vuole sensibilizzare lo spettatore a delle situazioni che magari sono costantemente sotto i nostri occhi, ma sulle quali non ci siamo mai soffermati a riflettere poi cos attentamente.

"Una nobile causa", vuole essere uno spunto per meditare sul problema del gioco dazzardo, che da semplice passatempo, pu sfociare in una vera e propria patologia compulsiva, pronta a distruggere non solo il giocatore incallito, ma tutti coloro che gli sono vicini.

Singolare la scelta della commedia come genere per raccontare una storia dai tratti drammatici, ma che come spiega Emilio Briguglio il codice espressivo pi interessante per avvicinare a questo argomento un pubblico allargato e trasversale, spiegando inoltre di voler far arrivare un argomento cos delicato attraverso il British Humor, meglio un timido sorriso piuttosto che una fragorosa risata. Questa scelta paga in parte, perch se la risata a labbra strette voluta dal regista c, il film non si discosta tanto da quella tipica commedia drammatica allitaliana con colpo di scena alla fine che ribalta tutto.

La sceneggiatura lineare e semplice da seguire, arricchita da una prova buona di tutto il cast senza per grandi eccessi. Usando la forma di meta-storia, il film si apre con una vincita inaspettata da parte di Gloria, Francesca Reggiani, una giocatrice incallita, costretta dalla famiglia (spaventata pi dal perdere il milione vinto, che dalla salute di Gloria) a farsi curare da un luminare in psichiatria il Dr. Aloisi, Antonio Catania. durante la prima seduta che il Dr. Aloisi racconta a Gloria e alla sua famiglia, la storia di Alvise, Giorgio Careccia un nobile caduto in rovina a causa del suo vizio per il gioco dazzardo.

La ludopatia pu colpire chiunque, senza fare distinzione det o di rango sociale; una comune madre di famiglia, un nobile o addirittura un prete, e come Briguglio ci suggerisce, solo con quel sorriso che ci si pu sensibilizzare davanti ad un problema che sta raggiungendo sempre pi grandezze macroscopiche.


Alfredo Toriello

11/05/2016, 16:59

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