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I Viaggi di Robi

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Nouvelle81  (07/06/2007 @ 00:15)
Il film di Reggiani è di incantevole delicatezza e il progetto di Self Cinema necessario per fare si che i piccoli capolavori del cinema italiano vedano la luce. Consiglio a tutti gli appassionati del cinema di qualità questo film che io ho adottato il 26 maggio a bologna.
Simone Pinchiorri  (15/05/2007 @ 21:57)
Anni '70, estate. Sergio è un bambino schivo ed introverso ma pieno di fantasia. Le sue vacanze sono riempite dal sole e da giochi immersi nella verde natura della campagna veronese. L'immaginazione, i sogni e le evasioni verso mondi irreali sono il divertimento delle sue giornate estive: ora è un chirurgo ora il primo uomo sbarcato sulla luna. Specie per un bambino solitario come lui questo periodo dell'anno è il più bello, perché riesce a fondersi con una natura non ostile, ma amica, una natura dove il suo immaginario si può ancora di più perdere nella irrealtà tanto che non riesce quasi più a distinguerla dalla vita reale. E' per questo che quando gli viene annunciato l'arrivo di un fratellino, notizia per lui inaspettata e dolorosa, se lo immagina subito accanto a lui. Sergio non ha da subito un buon rapporto con il "fratellino immaginario", tanto che inizia ad odiarlo, perché gli distrugge tutti i suoi giochi, perché è il favorito dei genitori, insomma, come ogni bambino della sua età vive con molta gelosia l'arrivo di un nuovo elemento in famiglia. Sergio esasperato dalla nuova presenza immagina di uccidere il nascituro buttandolo su una graticola, come un martire cristiano, proprio quando nel mondo reale la madre abortisce veramente. In lui comincia quindi a nascere un forte senso di colpa, che forse si porterà dietro inconsciamente tutta la vita. Alle spalle delle vicende del bambino si muove la vita di una famiglia borghese del veneto degli anni '70, dove il ruolo del padre è quello del maschilista che delega tutte le mansioni di casa ad una moglie ancora "non emancipata" e succube delle decisioni del marito. I due genitori parlano poco con il bambino, non giocano con lui, quindi l'unica via di rifugio e di giochi per Sergio è quella di crearsi questo mondo parallelo ed immaginario, quasi un luogo magico dove scappare dalla realtà e vivere una vita diversa. Pietro Reggiani riesce a raccontare molto bene l'infanzia, una infanzia fatta di paure, sussulti, sogni, ingiustizie, gioia, spensieratezza. Il piccolo protagonista del film è forte e debole allo stesso momento, come lo sono tutti i bambini di dieci anni. La sua vita è scandita dal gioco e dalla spensieratezza, ma piena di introversione ed ansie adolescenziali. Il regista è riuscito pienamente a dirigere un cast di semi-attori. I bambini del film sono tutti bravissimi, quasi più degli adulti. Sembra proprio che Reggiani metta la macchina da presa a dimensione dei suoi bambini, facendoli vivere e non recitare. La scenografia ed i costumi del film di Valentina Taviani sono ben curati. Gli anni' 70 sono ricostruiti nei minimi dettagli. La pellicola è composta da istantanee d'autore di una estate ormai lontana ma ancora viva negli occhi dei trenta-quarantenni d'oggi. La scelta dei tempi narrativi e delle atmosfere è perfetta ed in linea con le emozioni che il regista vuole suscitare nello spettatore. "L'Estate di Mio Fratello" è un film psicologico, dal finale aperto, che fa sognare e riflettere lo spettatore. E' quasi una favola moderna ambientata in un "piccolo mondo antico" fatto di quella spontaneità ed immaginazione che tutti noi abbiamo perso in questi anni dettati dall'apparire e dal consumismo dilagante...

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