Note di regia di "Una Piccola Formalità"
Quando mi è stato proposto di dirigere “Una piccola formalità” la cosa che mi ha colpito subito è stata la qualità della scrittura. L’idea di racconto che propongono le head writers Eleonora Cimpanelli e Michela Straniero, adattando l’omonimo romanzo di Alessia Gazzola, è molto intelligente.
La protagonista Rachele, interpretata da una ispiratissima Pilar Fogliati, è una giornalista che lavora nell’inserto “Moda e Costume” di un quotidiano milanese nel quale sogna di lavorare come giornalista d’inchiesta. Ogni episodio nasce da un articolo che lei deve scrivere e quasi senza accorgersene finisce ogni volta per raccontare qualcosa di sé. Nel primo episodio riceve un’eredità da uno zio mai conosciuto, evento che tutti noi sogniamo ci capiti una volta nella vita, ma questo avvenimento si trasforma in un mistero di famiglia molto intricato.
Rachele è una ragazza di 30 anni che sta cercando quale sia il proprio posto nel mondo ma non ha ancora capito il modo di riuscirci e forse è proprio questo che la umanizza e ci consente di identificarci con lei. Ho sentito che dentro questa commedia apparentemente leggera ci fosse qualcosa che riguarda tutti noi.
La serie tocca temi universali come la paura di crescere, la difficoltà di scegliere chi amare, il bisogno di essere accettati per come si è, il superamento dei pregiudizi e il coraggio di prendere in mano la propria vita, aspetti che trovo interessanti da raccontare, anche per dare spunti di riflessione a chi seguirà “Una piccola formalità”.
Pilar ha dato a questo personaggio un’energia speciale, è bravissima a essere divertente senza forzature, e soprattutto riesce a far convivere leggerezza, goffaggine, intelligenza, forza e fragilità con naturalezza e verità. E’ un personaggio a cui ci si affeziona subito e in cui ci riconosciamo tutti. E questo per me è uno degli elementi più belli della serie: Rachele non è mai un’osservatrice esterna, quando indaga il caro affitti a Milano, il bullismo, le chat di incontri o il matrimonio tra due donne, qualcosa di quello che incontra la tocca, si identifica, la fa mettere in discussione e la costringe a guardarsi dentro. Nel suo lavoro Rachele ci mette sempre qualcosa di personale e questo la rende vicina a molti ragazzi della sua generazione, ma non solo, e per questo ho trovato molto stimolante realizzare questa serie.
Pur toccando temi importanti il racconto riesce ad avere sempre un tono leggero e ironico. E’ una commedia romantica capace di far ridere, pensare ed emozionare come raramente accade sul piccolo schermo.
La commedia romantica è un genere che ho esplorato poco ma da spettatore mi piace e per questo mi è piaciuto sperimentarlo. Inoltre la serie contiene ciò che mi attrae spesso nei nuovi progetti: la commistione di generi, cioè la convivenza di ironia, sentimenti profondi e misteri da risolvere. E’ una storia di crescita ma senza retorica, una storia anche corale di persone imperfette che cercano di diventare adulte senza perdere la parte di sé che le rende felici di vivere.
Uno degli aspetti più belli di questo racconto è l’idea che le persone non siano solo quello che sembrano e che è necessario andare oltre l’immagine che vogliamo costruire di noi, e che è più sano mostrarci per quello che siamo piuttosto che nasconderci.
Davide Marengo