Note di regia di "Tutte le stanze che servono"
Il consultorio del Policlinico di Milano occupa una palazzina di tre piani su una strada stretta. Inquadrarlo dall’esterno è difficile perché la strada è caotica e la profondità è poca. Anche dentro c'è poco spazio. Se entri al mattino presto è difficile anche solo sedersi. Donne, uomini, bambini, adolescenti, dentro e fuori dalle stanze. Perché abbiamo scelto di entrare in quelle stanze? Perché per noi è importante, fondamentale, entrare anche nelle stanze più complicate, meno risolte, dove entrare significa interrogarsi, e interrogare.
Spesso torniamo su un pensiero di Salvatore Satta sul fatto che i diritti formali senza accesso sostanziale sono una forma di privilegio. In questo consultorio pubblico abbiamo trovato e provato a raccontare l'espressione umana della sostanza di un diritto, invece: i medici, le psicologhe, le ginecologhe e gli educatori del servizio pubblico che incarnano grazie alla loro stessa presenza, grazie alla loro dedizione, la possibilità che i diritti siano tali. In un paese dove in molte regioni è reso praticamente impossibile l'accesso all'aborto farmacologico, dove l'educazione sessuale è considerata un problema da sottoporre alla morale familiare, dove le madri sono lasciate sole nella gestione del dopo-parto, raccontare un luogo dove tutto questo è possibile, universale ed efficiente, è un atto politico, di una politica plurale di comunità. La pratica documentaria, nella sua sfida estetica ed etica continua, che ci interroga per primi in ogni scelta, è il nostro modo per cercare un'arte, un linguaggio, un'espressione personale, all'interno della necessità che di volta in volta sentiamo.
Alberto Gottardo e Francesca Sironi