GIOVANNINO GUARESCHI - NON MUOIO NEANCHE SE MI AMMAZZANO -
Presentato a Roma il film TV diretto da Andrea Porporati
L’attore
Giuseppe Zeno veste i panni dello scrittore emiliano in “
Giovannino Guareschi - Non muoio neanche se mi ammazzano”, il film tv diretto da Andrea Porporati e prodotto da Anele in collaborazione con Rai Fiction, in onda in prima serata su Rai 1 domenica 20 settembre 2026.. Un racconto che parte dal Lager e attraversa un decennio della storia italiana per riportare al centro l’uomo oltre i suoi personaggi più celebri.
Per la produttrice
Gloria Giorgianni, la sfida era anche quella di riportare al centro una figura che il successo dei suoi stessi personaggi ha finito per mettere in secondo piano. "
Soprattutto forse è stato un po’ fagocitato dai suoi personaggi, cioè da Don Camillo e Peppone", ha osservato durante la conferenza stampa. Il film sceglie un racconto che passa anche dal territorio della Bassa e dalla dimensione familiare, con la moglie Ennia, interpretata da Benedetta Cimatti, al fianco dello scrittore nei momenti più difficili.
Il film sceglie di raccontare un segmento della vita di Guareschi che coincide con alcuni degli anni più tormentati della storia italiana. Si parte dal ritorno dalla prigionia nei campi di concentramento e si arriva alla detenzione per il caso De Gasperi.
"
Prendiamo un segmento che parte con il ritorno dal Lager e incominciamo ad aprire uno spiraglio su una storia che tutti ignorano in Italia", ha spiegato
Marco Ferrazzoli, collaboratore alla sceneggiatura. Il riferimento è ai 650 mila militari italiani internati dopo l'8 settembre 1943, tra i quali Guareschi, che rifiutarono di combattere al fianco dei tedeschi.
Da quell’esperienza nasce anche la frase che dà il titolo al film. Ferrazzoli ha spiegato che Guareschi la pronunciò pensando ai suoi 650 mila commilitoni, gli internati militari italiani: "
Se teniamo lo spirito alto, qualunque cosa i nazisti possano farci, non moriremo".
Al centro c'è dunque un Guareschi meno conosciuto, quello dello scrittore e del giornalista, ma soprattutto dell'uomo che fece della propria indipendenza una regola. Una caratteristica che
Giuseppe Zeno ha cercato di restituire anche attraverso la lingua. Per l'attore, il dialetto emiliano non è stato un semplice esercizio di imitazione: "
Ti dà un altro modo di respirare, ti dà un'altra metrica, ti obbliga a parlare necessariamente in un altro modo e di conseguenza si trascina tutta l'interpretazione». La sfida, ha spiegato, era «cercare all'interno di quella che è la struttura data una verità, senza mai esagerare".
Un lavoro che è passato anche dall'incontro con Alberto Guareschi, figlio dello scrittore. Zeno era arrivato con molte domande, ma si è ritrovato soprattutto ad ascoltare. E il giudizio di Alberto, arrivato attraverso un messaggio durante la conferenza, è stato netto: Zeno è "
azzeccatissimo" nel ruolo del padre.
Il film non rinuncia naturalmente a Don Camillo e Peppone, ma li usa quasi come una porta d'accesso al loro autore. "
Noi Guareschi abbiamo imparato a conoscerlo attraverso i suoi personaggi", ha osservato Zeno. Personaggi nei quali lo scrittore aveva riversato il proprio modo di guardare il mondo, compresa quella continua tensione tra politica, fede, ironia e libertà.
E proprio l'umorismo, secondo Ferrazzoli, è una delle chiavi per comprendere la figura di Guareschi: "
«Qualunque messaggio politico abbia mandato Guareschi, e ne ha mandati molto forti, l'ha mandato sempre attraverso la chiave dell'umorismo".
È anche questo che rende difficile incasellarlo. Guareschi era un conservatore e un cattolico, ma la sua indipendenza lo portò a entrare in conflitto anche con ambienti che avrebbero potuto considerarlo un alleato. Questo film è un’indagine sull’uomo oltre il personaggio, in tutte le sue contraddizioni.
Per Porporati, tuttavia, il cuore della vicenda sta ancora più in profondità. Guareschi non viene raccontato come un'icona, ma come un uomo alle prese con la propria idea di coerenza. "
Come altri milioni di italiani, io sono stato lettore e spettatore di Guareschi, senza mai pensare che un giorno avrei potuto, a mia volta, raccontare la sua figura", ha detto il regista.
Ed è forse questa la scommessa della fiction: spostare per una volta lo sguardo da Don Camillo e Peppone a chi li ha creati. Tornare a Giovannino Guareschi, prima ancora che ai suoi personaggi. Un uomo che, per tutta la vita, ha cercato di non smettere di dire no.
16/09/2026, 17:13
Marta Bello