VENEZIA 83 - "Dio Ride": Ode alla libertà e alla gioia di vivere
Fa il suo debutto su un palcoscenico importante Giovanni Veronesi, quello della Mostra del Cinema di Venezia, dove la sua ultima opera “
Dio ride”, pur essendo fuori concorso, riceve un bel riconoscimento: chiudere il festival, una missione generalmente affidata a film dalla grande popolarità.
Un riconoscimento che arriva al culmine di una carriera tenace e senza sosta, partita molti anni fa con le tante sceneggiature scritte per le commedie toscane più veraci, approdata alla direzione di commedie di grande successo e popolarità, per arrivare negli ultimi anni a film che sembrano indicare una svolta di Giovanni Veronesi verso mete e contenuti più alti, con la direzione del film “Romeo è Giulietta”, la scrittura di “Romantiche”, fino a questo ultimo film, “Dio ride”, che affronta tematiche importanti e universali: il rapporto con il divino.
Il racconto del film di Veronesi si focalizza su una pagina buia di storia, nella quale i credenti cattolici, in Italia e non solo, hanno subito l’oppressione dell’Inquisizione, istituita in epoca medievale e poi proseguita per secoli, volta a perseguire chi si macchiava di eresia o stregoneria, attraverso metodi violenti e perfino la tortura. Il film rappresenta quindi un’ode alla libertà di espressione, nel credo e non solo, alla lotta alla tirannia e quindi, per traslato, è un’opera che parla molto anche al presente.
Chi l’ha detto infatti – sembra dire il film – che per essere ferventi credenti si debba soffrire? Dopo tutto Dio è vita, allegria, gioia. Ed è proprio un Dio che ride quello che il francescano Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino) percepisce nel suo cuore, Un sentimento che trasmette ai contadini e ai poveri che raduna intorno a sé, portando un messaggio di una gioia contagiosa. Leopoldo parla di un Dio vicino alle persone, instillando nei credenti un seme di gioia e di speranza. Siamo nel 1600 e l’eco delle insolite prediche del frate umbro arrivano fino a Roma, che decide di affidare il caso al Cardinale Maculani (Silvio Orlando), il quale cerca di imporre la sua autorità di inquisitore ad un animo semplice, forte, fino in fondo, solo grazie alla sua fede pura e gioiosa.
“Se nei miei film precedenti – ha dichiarato Giovanni Veronesi - la regia era spesso al servizio degli attori e dei tempi delicati che la comicità richiede, questa volta ho sentito il bisogno di cambiare prospettiva: aspettare la luce giusta, inseguire le albe, mettere al centro lo sguardo, per filmare ciò che mi dava emozione”.
Ed è un cambio di rotta ben visibile, grazie al quale Veronesi è riuscito a realizzare il suo film-capolavoro, una commedia nell’accezione più alta del termine, un’opera che fa ridere e piangere, riflettere e risvegliare gli animi. Ogni inquadratura è un quadro studiato, una composizione perfetta di luci e ombre, colori, che restituiscono con grande autenticità uno spaccato d’Italia rurale dei secoli passati, la vita nel convento, le misere condizioni di chi viveva nelle campagne, l’arroganza dei signorotti locali.
La serie di quadri che Veronesi incasella nel racconto ci restituisce agli spettatori un film pittorico. Non solo: ogni dettaglio è curato con la massima attenzione e anche il lavoro con gli attori è stato dei più accurati. Pierfrancesco Favino, che qui diventa il frate giocoso, gioioso, dall’animo puro, appare volutamente miserello e dal viso consunto, per restituire la sua dimensione di persona umile, interpretando Frate Leopoldo in modo molto credibile. Così come all’altezza sono le interpretazioni di Silvio Orlando, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi, Gisella Volodi, Francesco Gheghi e Alma Noce, promessa del cinema italiano.
Giovanni Veronesi, con questo film, sembra così confermare il nuovo corso (ci auguriamo prolifico), della sua carriera, nella quale mette in campo livelli alti, da un punto di vista cinematografico e dei contenuti. E’ un film, “Dio ride”, che trattando tematiche universali, afferenti alla sfera più intima del sentire umano, si presta alla visione presso un vasto pubblico: non è escluso, quindi, che possa avere un bel successo in contesti internazionali. Per questo - unica pecca di un film molto apprezzato - l’indugiare sul dialetto umbro del frate, su specifiche connotazioni regionali, sembra essere un lacciolo che lo lega al passato, ad altri suoi film, più divertenti che profondi, rivolti esclusivamente ad un pubblico italiano, che poteva tranquillamente lasciarsi alle spalle.
12/09/2026, 19:00
Elisabetta Vagaggini