GIORNATE DEGLI AUTORI 23 - “Se Venisse anche l’Inferno”:
Samuele Rossi racconta la Seconda Guerra mondiale
e la lotta per la sopravvivenza del partigiano Gio
Dopo un’importante carriera da documentarista,
Samuele Rossi ("
Indro, l’uomo che scriveva sull’acqua", "
Prima della fine". "
Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer") firma il film di fiction, "
Se Venisse anche l’Inferno", prodotto dallo stesso regista con Giuseppe Cassaro per la sua casa di produzione indipendente Echivisivi, Emanuele Nespeca per Solaria film e Gianluca Guzzo per MYmovies.
Ambientato nelle Alpi Occidentali durante la Seconda Guerra mondiale, teatro di duri combattimenti tra le truppe naziste, affiancate dall’esercito della RSI italiano da una parte e i partigiani italiani e francesi, sostenuti dalle truppe alleate dall’altra, il film è girato in location montane dalla bellezza scenografica della Valle d’Aosta e dell’Appennino tosco-emiliano.
"
Se Venisse anche l’Inferno" racconta la storia di Gio, giovane partigiano rimasto solo a presidiare una postazione in alta quota - dopo che un violento conflitto a fuoco ha spazzato via tutta la sua brigata - in attesa degli ordini del comando, dei rinforzi e dei combattimenti di primavera, che si prevedevono essere risolutivi per la disfatta del nemico. Alla missione bellica, per Gio se ne aggiunge così un’altra ben più ardua e impellente: sopravvivere al duro inverno del ‘44, in solitaria, in condizioni proibitive, al freddo, senza cibo, senza medicinali.
La macchina da presa segue in presa diretta il partigiano Gio negli sperduti, aspri e bellissimi scenari montani, restituendo allo spettatore una veridicità sorprendente, grazie ad una regia che affonda le radici nell’esperienza registica di
Samuele Rossi.
Il protagonista, il bravo
Luca Tanganelli ("
Alla festa della rivoluzione"), vive in prima persona le asperità del paesaggio e la durezza condizioni climatiche, il contatto con le gelide e cristalline acque dei fiumi montani, con le temperature proibitive e la neve, quasi fosse uno Hugh Glass (Di Caprio) di Revenant di casa nostra, proiettato nel tempo e nello spazio della Seconda Guerra mondiale, sul fronte dei combattimenti nelle Alpi Occidentali.
A fianco del protagonista, un cast che funziona e convince, composto da Luca Vergoni, Giusi Merli, Giorgio Colangeli, Ivan Franeck, Cisco (ex Modena City Ramblers), all’anagrafe Stefano Bellotti e gli attori valdostani Alice Vierin, Andrea Damarco e Giada Bessone. In particolare, di grande intensità è l’interpretazione di Giusi Merli, che qui è un’anziana contadina che aiuta il partigiano Gio in un momento di difficoltà: come ha già dimostrato in altri film,
Giusi Merli con le sue interpretazioni apre uno spaccato di realtà talmente autentico che lo si può quasi toccare con mano, una ventata di verità che sferza chi guarda, proiettandolo in un mondo altro, non suo, che sta giusto dentro il film.
Giusi Merli è sicuramente una delle migliori interpreti del cinema italiano e questo film ne è una conferma.
E sono proprio le battute a lei affidate che restituiscono uno dei significati profondi del film: “
Un tempo i boschi parlavano. Ti rispondevano. Li sentivi se ascoltavi bene. Ora c’è solo silenzio là fuori”. Perché ad essere protagonista del film sono anche il paesaggio naturale e il paesaggio sonoro che entrano con prepotenza nelle scene: il crepitio dei focolari, le fronde delle piante mosse dal vento, l’ululare dei lupi in lontananza, lo scrosciare dei fiumi montani mentre si infrangono sulle asperità delle rocce, la pioggia battente e un bosco che sembra vivo: testimone triste e immobile dello scempio di una guerra cruenta, che non risparmia nessuno. E protagonista è anche la musica originale di Giuseppe Cassaro (che ha già firmato le musiche di molte opere di Samuele Rossi) che fa sue queste sonorità, trasformandole in una struggente colonna sonora.
Una ricostruzione autentica, quella realizzata da
Samuele Rossi, che non è solo “sonora”, ma che si realizza anche grazie ad un ottimo lavoro del reparto tecnico: la fotografia di Marco Minghi, la scenografia di Lucrezia Tacchella, i costumi di Sara Pellegrini, il trucco di Lisa Pascucci e il montaggio Ilaria Cimmino.
Samuele Rossi, con "
Se Venisse anche l’Inferno", realizza un bel film, sicuramente tra i migliori nella sua filmografia, dal forte impatto visivo, dove però la ricostruzione realistica dei luoghi e delle ambientazioni prende il sopravvento, lasciando la narrazione degli accadimenti in secondo piano: lo sforzo di autenticità regala al pubblico un ottimo film, dove però non trova molto spazio quella spericolatezza registica che ci si aspetterebbe in un film di fiction.
09/09/2026, 11:30
Elisabetta Vagaggini