GIORNATE DEGLI AUTORI 23 - “La Leggenda
del Deserto”: L'urgenza di raccontare
Ci sono storie eternamente raccontate e storie che nessuno racconta. Storie di cui sappiamo (o abbiamo l'illusione di sapere) tutto e storie che vengono celate. Storie che sviscerano ogni aspetto del reale e storie che per fare emergere la loro verità si devono tramutare in leggenda. Perché una leggenda può fare viaggiare i suoi protagonisti nel tempo e sperare di poter cambiare un futuro anche se purtroppo si è già realizzato.
é così che, con "
La Leggenda del Deserto",
Carolina De Lillo Magliulo, insieme alla sorella regista
Elisabetta Giannini, sente l'urgenza di raccontare la storia del popolo Saharawi, indigeno del Sahara Occidentale (attualmente occupato dal Marocco), riprendendo le fila (e le immagini) di un viaggio fatto negli anni Novanta insieme alla madre (la regista Antonietta De Lillo), e facendo parlare la bambina di allora (aveva otto anni) alla donna di oggi, impegnata nello stesso viaggio.
Il dialogo tra i due piani temporali è un continuo e fervido intreccio grazie alla ricchezza delle riprese di allora che vengono ripercorse nel presente cercando gli stessi posti e gli stessi personaggi con cui confrontarsi dopo decenni. La schiettezza e curiosità della Carolina bambina (che nel suo candore ha il ruolo di 'voce della verità', implicita accusa al mondo adulto perlomeno di distrazione rispetto al tema) sono lo spunto per trasformarla in voce narrante del film, a tratti poetica e riflessiva.
Mentre la Carolina di oggi incontra i Saharawi e mette in evidenza lo scollamento tra quello che ci si augurava negli anni novanta e la situazione attuale, l'appello della sé stessa bambina perché non faccia accadere ciò che, in realtà, ormai è già accaduto crea un cortocircuito doloroso. Come dolorose sono le testimonianze dei Saharawi e le loro conclusioni.
08/09/2026, 21:00
Sara Galignano