ANTARTICA - QUASI UNA FIABA - Una fiaba moderna che
indaga sulle origini e il futuro dell’umanità
Non è un caso che a firmare il film “
Antartica. Quasi una fiaba” sia Lucia Calamaro, autrice di testi teatrali premiati e apprezzati da pubblico e critica, tra cui “
Tumore. Una storia desolata”, pièce che va ad indagare sull’origine della vita, la malattia, il dolore, la solitudine; e “
L’origine del mondo. Ritratto di un interno”, che va invece ad esplorare il tema della depressione, del senso dell’inadeguatezza dell’esistenza umana e della ricerca di un posto nel mondo. Tutti temi che tornano nel film “
Antartica”: un tubetto di concentrato da spremere via via che le immagini scorrono, che sintetizza tutta la poetica della regista, la sua lunga carriera artistica, tra teatro, scrittura, clownerie, poesia, ed esprime una sua visione filosofica del mondo, o forse semplicemente la ricerca, tutta personale, di un equilibrio interiore.
La piccola comunità di ricercatori che popola il film, vive in una bolla spazio-temporale, lontana dalla civiltà e dalla quotidianità che appartiene ad ognuno di noi. Siamo infatti in Antartide, nella piccola stazione scientifica tra i ghiacci, Sidera, nella quale si fa ricerca e sperimentazione, si analizzano i carotaggi di ghiaccio, fino a scoprire forme di vita esistenti in un passato remoto, forse perfino ventimila anni fa. Ecco allora tornare i temi della ricerca dell’origine della vita, dell’isolamento (tra i ghiacci) dei personaggi, molto diversi tra loro (soprattutto nella motivazione che li ha portati fino a lì); il desiderio di solitudine e l’incomunicabilità; il rapporto con la malattia e la morte. Ma lo sguardo del film non è pessimista, al contrario: è “quasi una fiaba”, come recita il titolo, un’opera che trasmette uno sguardo verso il futuro, perché ad essere importante non è tanto la vita del singolo, ma la continuità della vita stessa, in tutte le sue forme. E mentre qualcuno se ne sta andando, altre vite stanno nascendo.
Non c’è una finta sintonia tra i personaggi; nessun tentativo di scrittura o registico di creare una trama rassicurante per lo spettatore; nessuna ipocrisia tra chi popola la stazione antartica: ognuno è portatore di un suo mondo di idee e sentimenti, creando così un insieme di solitudini che semplicemente convive e condivide il lavoro. Alla freddezza del ghiaccio che sta fuori, corrisponde la freddezza nelle relazioni di chi vive dentro, corroborata però da una salvifica autenticità. Molto credibili risultano essere i personaggi delle scienziate protagoniste, le brave
Barbara Ronchi e
Valentina Bellé, così come di livello è la performance attoriale di
Silvio Orlando, che anche nel freddo dei ghiacci mantiene la sua calda umanità di uomo del sud. Le immagini sono accompagnate da una voce fuori campo che inserisce testi evocativi e poetici, che descrivono il paesaggio interiore della scienziata Maria (
Barbara Ronchi), la quale forse, finalmente, ha trovato il suo posto nel mondo: nel ghiaccio che tutto cristallizza e preserva per il futuro.
06/05/2026, 07:45
Elisabetta Vagaggini