BIF&ST 17 - "Il Dio dell'Amore": le complicate relazioni amorose
Publio Ovidio Nasone è stato il poeta dell'amore. Vissuto dal 43 a.C. al 18 d.C, poeta romano, ha scritto opere elegiache di argomento amoroso come gli "
Amores" e le "
Heroides". E' lui, tornato dalla Roma Imperiale ai giorni nostri, a farci da "cicerone" nel film "
Il Dio dell'Amore", diretto da Francesco Lagi e scritto dallo stesso regista con Enrico Audenino. La parte del poeta è stata affidata ad un convincente Francesco Colella, che ci introduce ai temi della narrazione ed alle storie raccontate.
Il film parla degli intrecci sentimentali, che si svolgono durante un anno a Roma. Un film corale, dove le storie ed i personaggi si mescolano tra di loro. Coppie in crisi, amori troncati, altri sbocciati in un caos di sentimenti che rispecchiano la nostra contemporaneità. "
Il Dio dell'Amore" non è un film lineare, ma volutamente fitto di concatenazioni, a volte dal tono ironico ma anche drammatico, che scandiscono le vite dei personaggi. L'amore è sorprendente ed inaspettato e Lagi ci racconta questo sentimento con una finezza ed una abilità registica sopra le righe. Certo, i riferimenti ad un certo tipo di cinema non mancano, specie a quello di Woody Allen, ma la sceneggiatura è fresca ed il cast ben assemblato. Non manca nemmeno quel sottofondo musicale appropriato, composto da Stefano Bollani, uno dei migliori autori musicali italiani contemporanei.
Il cast, dicevamo. Oltre a Colella vi sono Isabella Ragonese, Vinicio Marchioni, Chiara Ferrara, Anna Bellato, Vanessa Scalera (sempre più brava), Enrico Borello (Jacopo)
Benedetta Cimatti e Corrado Fortuna, tutti calati perfettamente nei loro ruoli e nella storia. Tutti funzionano alla perfezione nella coralità degli intrecci amorosi, Non era facile assemblare un cast funzionale ad un film tutt'altro che facile, perchè riuscire a parlare dell'amore e dei sentimenti è sempre difficile, tante sono le sue sfaccettature, ma gli incastri riescono alla perfezione.
Il film svela anche una Roma dolce ed amara, a volte malinconica, che fa da cornice agli eventi, fa da sottofondo alla narrazione con i suoi paesaggi e monumenti. Ovidio è calato nella Roma Antica, ma anche in quella moderna, e la fotografia di Edoardo Carlo Bolli è ben curata, anche se forse a volte un po' troppo patinata. La Città Eterna contribuisce a far innamorare non solo i personaggi della storia, ma anche lo spettatore che si ritrova nei suoi splendidi squarci architettonici e monumentali.
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L'Amore è sempre in guerra" come cita l'Ovidio/Colella, a volte benevolo a volte distruttivo. Lagi ed Audenino si focalizzano su questi aspetti nella loro sceneggiatura, realizzando un mosaico ingarbugliato e senza pregiudizi, dove lo spettatore rimane, a volte, spiazzato, ma è proprio questa la finalità del film...
22/03/2026, 12:10
Simone Pinchiorri