WHITE LIES - Segreti di famiglia
Alba a venticinque anni scopre per caso che Johnny, l'uomo che ha sempre creduto essere il padre, in verità non lo è. Da questo inizio, poi, le cose precipitano e i segreti della sua famiglia vengono a galla. Anche la madre Ivana e la nonna Rosa nascondono un passato che non gli è stato raccontato. Rosa lascia Trieste negli anni '80, alla fine di un matrimonio infelice, portandosi con sé solo Ivana, la figlia che all’epoca aveva tredici anni. Arrivate a Bangkok entrano a far parte della Setta dei Bambini di Dio, un culto basato su una mescolanza di religiosità, sesso e amore libero. Nella setta si praticava la prostituzione, con la quale i fedeli attiravano nuovi proseliti da indottrinare. Alba nasce proprio all’interno della setta, appunto come Bambina di Gesù, senza un padre riconosciuto. Dopo dieci anni Rosa decide di fuggire da quella setta per tornare a Trieste. Alba non ha ricordo alcuno del suo passato però sente addosso un fardello e un dovere di verità. Per Rosa il passato non ha influito sulla sua vita attuale ma Ivana è quella che ha sofferto di più ed è diventata malata psichiatrica.
In "
White Lies" la regista\protagonista
Alba Zari, racconta la storia di tre donne alle prese con un’esistenza dura e incredibile. Questo film, molto fisico e commovente, conferma l’uso terapeutico e catartico del cinema. La regista, priva di figure di riferimento col passato, si concentra sul contenuto di una scatola di ricordi. Sono centinaia di foto e decine di ore girate in Thailandia. Proprio da questi materiali comincia la sua strada verso la verità e la riappacificazione con sè stessa. La regista parte proprio dalla fotografia contemporanea, per arrivare al complesso rapporto tra Rosa, Ivana e la loro nuova vita a Trieste e infine Amalfi. Il film dedica molto spazio all’osservazione della madre Ivana, la sua quotidianità, la solitudine, le difficoltà e la malinconia per il passato scioccante.
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White Lies" è l’analisi di una “piccola bugia”, un non detto “a fin di bene” che diventa profonda ricerca estetica. Attraverso il cinema, la regista affronta anche le dinamiche di potere, affetto e conflitto, rivelando come le decisioni di un singolo individuo, possano avere conseguenze profonde e durature. Attraverso il montaggio di materiali d’archivio, con colori sbiaditi e una grana grossa, questo appassionante documentario diventa anche un esperimento cinematografico sulla percezione, sull’elaborazione del trauma e sul ritrovare il proprio centro di identità.
10/02/2026, 12:30
Duccio Ricciardelli