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GIORNATE DEGLI AUTORI 13 - Una ragazza in cerca del suo mondo


GIORNATE DEGLI AUTORI 13 - Una ragazza in cerca del suo mondo
A tre giorni dal successo di “Indivisibili” il cinema italiano torna protagonista domani alle Giornate degli Autori ( e alla Mostra del Cinema) con "La ragazza del mondo", l’opera prima di Marco Danieli prodotta dal CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia - in collaborazione con Rai Cinema. Il film uscirà poi nelle sale grazie a Bolero Film. Ambientato nel “mondo parallelo” della comunità italiana dei Testimoni di Geova, interpretato da Sara Serraiocco e Michele Riondino con una partecipazione straordinaria di Pippo Delbono, il film concorre al Leone del futuro per l’opera prima e al Venice Days Award.
Se il tema della difficoltà di essere giovani nell’Italia di oggi sembra essere un punto fermo della produzione italiana quest’anno alla Mostra (da "Piuma" di Roan Johnson a "Questi giorni" di Giuseppe Piccioni, fino allo stesso "Indivisibili" di Edoardo De Angelis), la chiave scelta da Marco Danieli è quella di un realismo sommesso e senza preconcetti che cela passioni forti e non nasconde l’amarezza del vivere, la difficoltà di essere accettati e di fuggire schemi e strutture sociali per costruire la propria libertà. Il cuore giovane delle Giornate batte in questo film che mostra e non giudica, che sta con coraggio dalla parte di chi lotta contro tutto per conquistare un frammento di felicità e che è destinato a sorprendere anche per l’eccezionale maturità espressiva del suo autore.

"Un bilancio sul cinema italiano di oggi" – commenta Giorgio Gosetti, direttore dei Venice Days – "ci dà indicazioni confortanti dopo che questa Mostra ha messo in campo una squadra davvero numerosa e variegata – grazie alla presenza in tutte le sezioni di talenti nuovi o già affermati come Edoardo De Angelis (alle Giornate) o Giuseppe Piccioni (ultimo film del concorso). Siamo di fronte a un vento nuovo che suscita orgoglio, ne sono certo, in tutti coloro che lavorano per il successo complessivo della Mostra e del nostro cinema".

L’attenzione delle Giornate al presente e al futuro degli autori italiani è un leit-motiv che comunque caratterizza la sezione indipendente della Mostra, di per sé internazionale e non localistica. Ma tutelare il proprio patrimonio di creatività, la memoria del nostro passato, conservare antenne vigili sulle trasformazioni in atto, è uno dei compiti di uno spazio come quello delle Giornate che non si limita alla presentazione dei film e alla ricerca della qualità. Così nel programma figura – in collaborazione con la Mostra – un documentario (l’autore lo definirebbe un docu-thriller) come "L’uomo che non cambiò la storia" di Enrico Caria che si avvale del ricchissimo materiale d’archivio di Istituto Luce Cinecittà.

"Il valore della memoria" – osserva Roberto Barzanti, presidente delle Giornate - "è tutto nei tesori del nostro cinema che sappiamo conservare e tramandare a una nuova generazione di spettatori, mai come oggi attenti alle radici della nostra cultura. Per questo da anni, grazie al lavoro di Fabio Ferzetti e Giuliana Gamba, abbiamo sviluppato l’idea di 100+1: cento film e un paese, l’Italia che ha dato vita, con il sostegno fondamentale della Regione Lazio e di Cinecittà, al progetto pilota Cinema e Storia, portando ai ragazzi delle scuole superiori la memoria dell’Italia di ieri grazie alla testimonianza impagabile dei capolavori del cinema italiano. In un momento in cui si parla finalmente, e con insistenza, dell’ora di cinema a scuola e di una legge sul cinema che tiene in forte considerazione l’educazione all’immagine, è giusto sottolineare come le Giornate, grazie all’idea originale di Fabio Ferzetti, abbiano sviluppato un know how e una sperimentazione che adesso può diventare patrimonio di tutti".

"La ragazza del mondo": “Ho sempre nutrito grande interesse per i temi dell’identità, della costruzione della persona, del rapporto tra individuo e collettività. Quello dell’ortodossia religiosa è a mio avviso un contesto ideale per approfondire queste tematiche, perché la manifestazione della volontà individuale si scontra, inevitabilmente, con quelle che sono le sovrastrutture etiche e di pensiero della comunità. Per questo, nonostante il mio film sia dominato da una storia d’amore complessa e appassionata, lo considero un racconto di formazione e non un film sentimentale. L’amore spinge la protagonista alla ricerca della propria identità ma non è il punto di arrivo del suo percorso” - ha dichiarato Marco Danieli.

"L’uomo che non cambiò la storia": Si tratta di un professore universitario, Ranuccio Bianchi Bandinelli, massimo studioso italiano d’arte romana e tra i padri dell’archeologia moderna. Un personaggio di cui il regime fascista negli anni Trenta andava fiero. Salvo che il professore, era un convinto antifascista. I nodi vengono al pettine in occasione del famoso viaggio di Hitler in Italia nel 1938, quando Ranuccio viene cortesemente invitato ad accompagnare in veste di interprete e cicerone Mussolini e il Fürher, in giro per musei e siti archeologici. La Storia gli sta offrendo un’occasione incredibile: lui potrebbe fermare la loro follia. Potrebbe ucciderli. Nonostante la sua pacifica natura di tranquillo studioso, non solo prende l’ipotesi in considerazione, ma addirittura inizia a pianificarla nei dettagli.

06/09/2016, 18:14