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IL FUTURO - Alicia Scherson porta al cinema il Bolaño "romano"


La prima trasposizione al cinema di un romanzo del grande scrittore cileno è opera della giovane regista, in una co-produzione tra Cile, Italia, Spagna e Germania ambientata - come il breve libro cui si ispira - a Roma. Nel cast Manuela Martelli, Rutger Hauer e Nicolas Vaporidis, anche co-produttore. Dopo Sundance e RIFF, dal 6 giugno in sala con Movimento Film.


IL FUTURO - Alicia Scherson porta al cinema il Bolaño
È una storia breve quella che Roberto Bolaño racconta nel suo "Un romanzetto lumpen" (già uscito anni fa in Italia col titolo "Un romanzetto canaglia"), scelto dalla regista cilena Alicia Scherson come spunto narrativo per il suo terzo film, "Il Futuro", co-produzione tra il paese sudamericano, l'Italia, la Spagna e la Germania, vista (con applausi) al Sundance e al RIFF e dal 6 giugno in uscita nelle sale.

Bianca e Tomas sono adolescenti, lei ha appena compiuto 18 anni e a lui manca poco. La notizia della morte dei loro genitori in un incidente d'auto li lascia soli, vaganti per una Roma che non li accoglie ma neanche li respinge, semplicemente sembra ignorarli. La pensione di reversibilità dei genitori è troppo bassa, e ben presto i due ragazzi si trovano costretti a barcamenarsi in altro modo.

Lei trova lavoro come shampista, e sogna di poter iniziare a tagliare i capelli. Lui non vuole più andare a scuola, si rifugia in una palestra e lì incontra due ragazzi un po' più grandi, Libio e Boloñes, che si piazzano a vivere in casa loro. Una convivenza inattesa, che porterà a un cambiamento di dinamiche interne alla famiglia e che sfocerà, quando i soldi continueranno a esser pochi, nella ricerca del piano giusto: una rapina in casa del misterioso Maciste...

Terzo film (dopo i cileni "Play" e "Turistas") per Alicia Scherson, qui alla prima sceneggiatura non originale, nonché prima regista ad affrontare la trasposizione di un'opera di Bolaño. "Il Futuro" riprende quel racconto e lo arricchisce con alcune trovate "surreali", trovate bolañane a cui dà vita con - più o meno - successo, e con immagini di repertorio da vecchie pellicole peplum cui Maciste diede vita nei suoi anni d'oro.

La regista si affida completamente alla bravura e alla capacità di esprimere le emozioni con lo sguardo e con il corpo della sua attrice protagonista, l'italo-cilena Manuela Martelli. La sua è una prova di grande maturità espressiva, in un ruolo complesso che la vede recitare in tre lingue e - nella seconda parte - quasi sempre nuda, mostrando con poche parole e gesti controllati un percorso emotivo complesso e doloroso.

Accanto a lei spicca la prova di Rutger Hauer, un Maciste in pensione che vive chiuso nella sua enorme casa tra ricordi e solitudine, e che trova nel corpo giovane di Bianca un nuovo slancio vitale. Il fratello della ragazza, Tomas, è interpretato dal giovane Luigi Ciardo, mentre i due "ospiti" sono Alessandro Giallocosta e Nicolas Vaporidis, qui anche tra i produttori.

Asciutto e ben diretto, il film è un ottimo esempio di co-produzione internazionale, una complessa macchina organizzativa un tempo molto in voga e che oggi - per il cinema italiano così in crisi - potrebbe rivelarsi nuovamente la strada giusta da percorrere.

18/05/2013, 10:00

Carlo Griseri