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EDUCAZIONE SIBERIANA - L'Onesta Malavita della lontana Russia


Gabriele Salvatores dirige un film internazionale con John Malkovich tra gli interpreti. Un racconto che si sviluppa durante i dieci anni a cavallo della caduta dell'URSS. L'arrivo delle "distrazioni" consumiste rende fragili le regole di un'educazione familiare impostata sull'onesta criminalità. Tratto dal romanzo omonimo di Nicolai Lilin e sceneggiato da Stefano Rulli e Sandro Petraglia insieme al regista. Prodotto da Cattleya con Rai Cinema, in uscita giovedì 28 con 01 Distribution


EDUCAZIONE SIBERIANA - L'Onesta Malavita della lontana Russia
Gagarin e Kolima in una foto di Claudio Iannone
Rulli e Petraglia hanno finito la benzina. Si guardano allo specchio ritenendo di non dover più essere graffianti e originali. Edulcorano, annacquano, omologano riuscendo a rendere tutto poco coinvolgente. Lo sforzo produttivo c'è, ed "Educazione Siberiana" potrebbe essere una prova riuscita per Gabriele Salvatores se non fosse per il coinvolgimento che i personaggi e una storia raccontata con il montaggio alternato oggi/ieri, non riescono a trasmettere allo spettatore.

Tratto dal romanzo omonimo e autobiografico di Nicolai Lilin, il film racconta di due ragazzi, Kolima e Gagarin, cresciuti nella comunità siberiana in una città del sud della Russia. Tra tatuaggi e regole d'onore i siberiani vivono della loro "onesta criminalità" fino a che la caduta dell'Unione Sovietica e l'arrivo di consumismo e dollari facili non deviano vita e coscienza di uno di loro, fino alla finale resa dei conti.

Tranne, il "nonno" John Malkovich e il tatuatore "Ink" Peter Stormare, cattivissimo in molti film di Hollywood, tutti gli interpreti sono ampiamente sconosciuti e Gabriele Salvatores paga questa scelta rinunciando alla professionalità di attori più quotati e capaci di dare ai loro personaggi quello spessore indispensabile in una storia potenzialmente molto forte. Il romanzo funziona perché autobiografico, ma qui, attraverso i volti, fa fatica a passare l'immedesimazione e l'empatia come avviene, ad esempio, in un film di simile ambientazione (non geografica) come "La promessa dell'Assassino", con un Viggo Mortensen eccezionale.

La Russia sovietica e non, più o meno lontana, con i suoi costumi misteriosi è sempre affascinante; ma va trovata la chiave giusta per raccontarla e Gabriele Salvatores, forse a causa delle mancanze sopra descritte, non c'è riuscito del tutto.

22/02/2013, 11:39

Stefano Amadio