Note di regia di "Guerrieri - La Regola dell'Equilibrio"
Nell’avvicinarmi al progetto sui casi dell’avvocato Guerrieri, tratto dai romanzi di Gianrico Carofiglio, mi sono subito posto un problema: come tradurre in immagini i pensieri, le riflessioni, le malinconie, l’anima in un certo senso, di un personaggio come Guido Guerrieri, elementi che sono poi il vero centro dei romanzi, la ragione per cui ha conquistato il cuore di migliaia di lettori. Sapevo che tutti coloro che amano l’avvocato Guerrieri si sarebbero aspettati di ritrovarli anche nella serie, nel racconto per immagini. Questa è stata la mia prima preoccupazione, la difficoltà più grande, perché il lato giallo o investigativo è più facile da mettere in scena, mentre tradurre quel senso di vuoto o di dolore che ognuno di noi si porta dentro è molto più difficile.
Abbiamo, quindi, ritagliato degli spazi dedicati solo al nostro protagonista, più intimi, più personali e silenziosi. Potenziato le scene più forti emotivamente per raccontare non solo l’avvocato ma soprattutto l’uomo.
Mi sono anche preoccupato di dare ritmo alla serie, essendo un racconto basato sulla parola, sulle requisitorie in aula, sui racconti degli avvenimenti, sentivo il bisogno di costruire la messa in scena con molti tagli, con un montaggio serrato, con un’immagine fotografica realistica ma allo stesso tempo sofisticata e moderna, che potesse incuriosire e colpire lo spettatore.
Un altro fattore sul quale ho puntato la mia attenzione, è stato raccontare il lato giudiziario, quindi tutto quello che concerne il racconto all’interno delle aule di tribunale, il più reale possibile.
Essendo un appassionato di “Un giorno in pretura” volevo che la messa in scena dei processi fosse il più possibile fedele alla realtà. In questo ci ha aiutato molto girare dentro il tribunale di Bari. Qui abbiamo cercato di restituire quel disordine fatto di faldoni,
computer portatili e documenti, quell’andirivieni di avvocati, poliziotti e gente comune che caratterizzano ogni aula e ogni corridoio di tribunale. Abbiamo prestato anche una particolare attenzione alla scelta degli attori che avrebbero interpretato i ruoli di giudici e avvocati. Chiunque abbia seguito un processo ha ben presente il modo in cui parlano, come gesticolano e come si muovono, quell’ironia mista a stanchezza che li caratterizza.
Mi interessava riprodurre fedelmente questo mondo, dare la sensazione allo spettatore di essere in una vera aula di tribunale, di vedere un reale processo e non una ricostruzione. Non ho voluto “abbellire” le aule da un punto di vista scenografico se non lo erano, volevo che fossero vere. Questo bisogno di realismo me lo sono portato dietro anche nel raccontare la città di Bari. Una città bellissima che è stata vista, in questi ultimi anni, in numerose serie tv. Abbiamo cercato di mettere in scena una città fatta di luci e ombre, di un centro storico
meraviglioso ma anche di periferie e case popolari. Raccontare una città complessa, nella quale, il nostro Guerrieri, con la sua bicicletta, spazia tra le vie nelle sue notti insonni.
Gianluca Maria Tavarelli