Sinossi *: Ferito nella battaglia di Lepanto, Miguel de Cervantes giace in un ospedale di Messina. Tra febbre e allucinazioni, vede un rogo di libri: da quelle fiamme nasce una storia.
Un uomo, Don Alonso Quijano, impazzisce per i romanzi cavallereschi e decide di farsi cavaliere errante. Diventa Don Chisciotte della Mancia, elegge a dama la contadina Dulcinea e trascina con sé il rozzo Sancio Panza, sedotto dalla promessa di un’isola da governare.
Tra locande scambiate per castelli, mulini trasformati in giganti e beffe crudeli di nobili annoiati, il visionario cavaliere combatte per la libertà e la giustizia, collezionando sconfitte. Eppure, dietro la follia, c’è una purezza che disarma: Don Chisciotte fa solo il bene, anche quando il mondo lo deride.
Tradito, umiliato e infine sconfitto, viene riportato a casa in gabbia. Non può sopravvivere senza i suoi ideali e muore.
Nella notte siciliana, Cervantes riapre gli occhi: dal dolore e dalla guerra è nato Don Chisciotte. Ovvero il sogno ostinato di un’umanità più libera.
Note:
IL PAESAGGIO
Il film è stato girato nell’Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria, in un territorio di rara bellezza, sospeso tra realtà e leggenda. Un paesaggio insieme spettacolare e misterioso, dove i calanchi scolpiscono la terra come opere d’arte naturali, i castelli medievali raccontano secoli di storia e le fiumare tracciano percorsi antichi verso spiagge ancora incontaminate. Un Sud autentico, potente, capace di offrire scenari visivi di straordinaria intensità. L’ospedale di Messina, dove Cervantes è ricoverato, è stato ricostruito all’interno del cinquecentesco Forte Gonzaga: un luogo carico di memoria, rimasto chiuso per anni e tornato a vivere grazie alle riprese del film. Proprio come altri spazi dimenticati o poco accessibili che DON CHISCIOTTE ha riportato alla luce, restituendoli alla comunità e al loro valore storico. Una scelta che non è solo estetica, ma culturale: questo film è stato così anche un atto di riscoperta e valorizzazione del nostro patrimonio.