SALINA DOC FEST 20 - I film in concorso
Dal viaggio di Ulisse alle migrazioni contemporanee, dalla guerra alle nuove forme di solitudine, fino al ritorno come possibilità di rinascita. Il
SalinaDocFest celebra la sua ventesima edizione con un programma che intreccia cinema, letteratura, musica e arte intorno al tema "
Odissee. Isole, battaglie, ritorni", trasformando ancora una volta l'isola di Salina in un crocevia di incontri e riflessioni sui grandi temi del nostro tempo.
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Alle Odissee contemporanee, tra isole, battaglie e ritorni, è dedicato il XX Concorso del documentario narrativo, dove il mito torna come cartina tornasole per interrogare il nostro presente" - spiega
Giovanna Taviani - "
Mi sono a lungo interrogata sul ritorno all’Odissea da parte del mondo della cultura italiana e non solo nel corso di questi ultimi anni, tutti tornano a Ulisse. Interroghiamo allora il mito per dare un significato al nostro presente. L’umano resta il punto di partenza e di arrivo del viaggio di Ulisse. L’umano è anche il filo rosso che attraversa questa edizione – aggiunge Taviani - Una umanità profonda che riemerge come dolore di fronte allo scenario che stiamo vivendo da troppo tempo, ma anche come disperata vitalità di chi non vuole arrendersi alla brutalità delle cose. Ma anche Odissee dislocate, attualizzate, interiorizzate, vissute da nuovi punti di vista, come quello dei figli che aspettano il ritorno dei padri come Telemaco, figlio di Ulisse, che torna nell’immagine visionaria di Manara. Anche questo fa l’Odissea: riapre il varco delle emozioni in un tempo disumanizzato, e lo fa attraverso il racconto dei sentimenti umani, capaci di contraddire ogni logica della guerra".
Al centro della ventesima edizione del festival il
Concorso nazionale del Documentario Narrativo, dedicato alle "
Odissee contemporanee", con sei opere provenienti da differenti contesti geografici e culturali che raccontano percorsi di ricerca, resistenza, memoria e trasformazione.
A selezionare i film del Concorso Paola Cassano Elisa Motta, Ivelise Perniola, Antonio Pezzuto e Giovanna Taviani. I film saranno valutati dalla giuria composta da Cristina Piccino, Daria Bignardi e Marco Müller, chiamata ad assegnare il Premio G.B. Palumbo Editore al Miglior Documentario, il Premio 9Dots Film per il Miglior Montaggio, a questi si aggiunge il Premio Signum del Pubblico, voluto sin dal primo anno da Clara Rametta (ex sindaca di Malfa), tra le fondatrici del festival, per coinvolgere il pubblico nella visione del documentario.
Sei tappe di un’unica navigazione. Sei modalità differenti di intendere il documentario come uno strumento critico che non si limita a registrare la superficie della realtà, ma ne analizza le correnti, studia la memoria, riconsegnandoci il senso e il rigore del nostro eterno ritornare.
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Attraverso Mozia" di Salvo Cuccia, in anteprima mondiale, è un viaggio tra storia, archeologia e memoria che attraversa uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo, riflettendo sul dialogo tra passato e presente. l’'indagine si sposta sull'archeologia di un’anima collettiva, dove il ritorno alle origini si fa letterale. Un lavoro dove l’isola è un'entità viva in cui il tempo diventa spazio. Scavare la terra significa recuperare le fondamenta della civiltà per decodificare le guerre e i sovranismi del presente. Guidati dalle figure che hanno protetto l’isola, i protagonisti vivono una nostalgia che è ferita, ma anche ponte dialettico necessario tra Oriente e Occidente.
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Claudia fa brutti sogni", dei registi esordienti Eleonora Sardo e Marco Zenoni, racconta il percorso di una giovane donna alle prese con paure, desideri e fragilità, componendo il ritratto delicato di una generazione in cerca della propria identità. Già premiato e presentato in numerosi festival italiani, il film si è distinto per l'originalità dello sguardo e la sensibilità del racconto. Il cammino sulle montagne della Sicilia diventa lo spazio fisico per misurare una distanza interiore: quella tra due sorelle separate da scelte di vita diversa. Un viaggio di ritorno che si compie scavando nelle relazioni familiari, affrontando il dialogo con la sorella in un’opera scevra da moralismi o sensazionalismi. Le due donne si osservano da vicino, perdendosi in discussioni accanite o in fragili momenti di perdono, dimostrando come l’amore, pur doloroso, rimanga l’unico ancoraggio possibile per comprendere l’altro.
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Everything Works Out (In The End)" di Maximilien Dejoie, in anteprima regionale, è una riflessione poetica sull'incertezza del presente e sulla capacità di trovare un equilibrio anche nei momenti di trasformazione e cambiamento. Il ritratto biografico di Katelyn Louise Doty, ex performer dell’industria per adulti e moglie di una rockstar, si configura come un’Odissea di emancipazione identitaria che attraversa la strip dance, la boxe e il lavoro in una casa di riposo per sacerdoti cattolici, per terminare nel luogo di origine, realizzata ma sola. Colpita da inspiegabili disturbi che le fanno temere una possessione demoniaca, Katelyn incarna l’eterogeneità e la schizofrenia dell’America profonda, intraprendendo un viaggio introspettivo, da Chicago al Massachusetts, a pochi giorni dalle elezioni del 2024 che hanno riportato Trump al potere.
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I Fratelli Segreto" di Federico Ferrone e Michele Manzolini, in anteprima regionale, segue una vicenda familiare che diventa racconto universale sulle radici, la memoria e l'eredità lasciata dalle generazioni precedenti. La parabola dei tre fratelli emigrati dalla povertà dell'Italia di fine Ottocento per diventare i pionieri del cinema brasiliano è sorretta da un uso sapiente e poetico del materiale d'archivio. I registi lavorano sul restauro e sulla matericità delle vecchie pellicole per costruire una riflessione sul potere del cinema stesso, inteso come strumento capace di completare la circolarità della memoria, facendo dialogare l’ieri e l’oggi senza la necessità di soluzioni preconfigurate.
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Lo Spazio Vuoto" di Stefano P. Testa e Alberto Ceresoli, in anteprima regionale, esplora il tema dell'assenza e della perdita, interrogandosi sulle tracce che il tempo lascia nelle persone e nei luoghi. La discesa nel passato assume una precisione formale rigorosa. L’Odissea del protagonista, Alberto, è una ricerca senza compromessi sulla figura materna, suicidatasi a diciannove anni nel reparto maternità di Montichiari. Testa, indaga le figure familiari coinvolte senza manicheismi. Nel confronto tra un figlio oggi anagraficamente più grande della madre di allora, l’opera esplora la rabbia e il senso di colpa, muovendosi dentro lo sfasamento temporale del lutto restituendo la verità di un vuoto biologico ed esistenziale.
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La Verità Migliore" di Lorenza Indovina alla sua prima regia, affronta il confine sottile tra realtà e racconto, riflettendo sul modo in cui costruiamo e custodiamo la memoria delle nostre vite. Il legame spezzato con la figura paterna e la necessità di elaborare la perdita sono al centro del documentario. Cinquant’anni dopo lo schianto del DC-8 Alitalia su Montagna Longa del 5 maggio 1972, in cui perse la vita il cineasta Franco Indovina, padre della regista, la figlia avvia una doppia indagine, giudiziaria e personale, ritrovando una autenticità nella relazione con il padre quando la ricerca probatoria cede il passo a una verità affettiva e plurale.
A Clara Rametta, a Mario Palumbo (premio Palumbo Editore) e a Romano Luperini (comitato d’ onore del festival) è dedicato questo ventennale e il progetto della Fondazione Salina Aeolian Foundation, lanciata a Messina che avrà come prima Mission la Scuola dei mestieri del cinema a Palazzo Marchetti a Salina, per seguire il sogno di Clara Rametta e creare un cinema permanente a Salina.
A vent'anni dalla sua nascita, il
SalinaDocFest conferma così la propria vocazione: raccontare il presente attraverso il cinema del reale, trasformando l'isola in un laboratorio permanente di cultura, dialogo e cittadinanza.
22/06/2026, 13:48