Note di regia di "Purche' Finisca Bene - Meglio Tardi che Mai"
L’approccio a questo film della collana "
Purché Finisca Bene" è stato complesso. La storia si distacca un po’ dal concetto di commedia pura, avvicinandosi anche a tematiche sociali e più profonde come la privazione della libertà. Il carcere, infatti, è un attore principale, e la sfida è stata raccontarlo senza appesantire una storia romantica che doveva, per forza di cose, restare frizzante e divertente.
Ho cercato di distinguere, nel racconto, la vita delle detenute all’interno dell’istituto penitenziario da quello che succede fuori. In questo ambiente claustrofobico e senza orizzonte che è il carcere, ho utilizzato un linguaggio che valorizzi i personaggi: la macchina a mano. La macchina a mano ci fa sentire di stare lì con loro e le ottiche più strette sono servite, quando necessario, a perdere i riferimenti con le pareti che le rinchiudono. Le finestre volutamente non mostrano ciò che c’è all’esterno, in modo da creare un non luogo dove l’attenzione è tutta su Arianna, sulle altre ragazze detenute e i loro sentimenti. Ho preferito infine scegliere degli ambienti grandi e luminosi per contenere la drammaticità del luogo.
Per contrasto, fuori dal carcere ho seguito uno stile più classico. Ho cercato di dare respiro, ho usato dei campi più larghi per sottolineare la bellezza dei luoghi della nostra storia. La cittadina di Bassano del Grappa fa da contraltare al carcere e ha aiutato a creare un bel contrasto tra i due mondi che raccontiamo. Lo scopo è far sentire allo spettatore una differenza tra dentro e fuori senza marcarla troppo e senza rinunciare ai toni della commedia.
Il compito del nostro protagonista Marco Torre è stato anche quello di creare questo filo conduttore tra i due mondi, visto che è con i suoi occhi che entriamo e usciamo dal carcere. Marco, diventato narciso e superficiale, si trova costretto a tenere un corso di teatro alle detenute con l’intento di riabilitare la sua immagine. Stimolante è stato descrivere il percorso di un uomo che prima finge semplicemente di essere interessato, ma poi inizia a cambiare e a provare una sincera empatia con le detenute. A partire da Arianna, suo ex amore romantico adolescenziale abbandonato per seguire un sogno. Questa volta non ‘fuggirà’ più dal paese, non abbandonerà una seconda volta Arianna, ma deciderà di salvarla… L’unica innocente, lo riporterà man mano alla autenticità dei sentimenti, ricevendo in cambio una rinnovata fiducia in se stessa. Ma la relazione anche con le altre ragazze che partecipano al laboratorio, Lucia, Irina e Fatima, fa di “Meglio tardi che mai” un film corale. Per questo, ho cercato di ritagliare il giusto spazio per caratterizzare le altre detenute. Con la classe tutta, c’è un confronto continuo che porterà Marco a riscoprire sia la sua passione per il teatro che l’amore per Arianna.
Ho usato tutti gli elementi per sottolineare questo doppio binario che si fonde quando il racconto si evolve. I costumi di Marco si modificano insieme al personaggio che sceglie di vestirsi in maniera sempre più ‘comoda’, più adeguata al suo stato d’animo, il montaggio diventa sempre più incalzante per accompagnarci verso il finale. Le musiche sottolineano i passaggi emotivi per dare più forza al cambiamento dei nostri protagonisti.
Per quanto riguarda la scenografia, Il Paese è l’altro luogo della storia. Ho cercato di raccontarlo come un paese non troppo moderno. Ho scelto luoghi che rimandano ad una autenticità e semplicità che contrastino con il mondo di ‘fiction’ e di superficialità da cui Marco proviene. Anche i rapporti umani sono rimasti più puri e diretti e i personaggi, come l’istrionica Zia Tina, ci restituiscono quella dimensione di stravaganza mista a saggezza che piano piano riconquistano Marco. Rientrato nel luogo della sua infanzia, il nostro protagonista si riappropria di quei luoghi che l’hanno visto giovane e sognatore tanto da ritornare alla fine sui suoi passi e decidere di restarvi. Il teatro in questo processo è imprescindibile. Per questo ho deciso che lo spettacolo finale avrebbe avuto luogo in un teatro vero. Per dare importanza al lavoro di Marco con la sua classe e per far sentire le detenute libere e piene di dignità, almeno per un giorno.
Il messaggio del film è un messaggio di amore, amicizia, speranza e rinascita. Si parla di seconde possibilità: tutti ne abbiamo bisogno. Tutti sbagliamo, ci perdiamo, vaghiamo senza capire dove stiamo andando veramente. L’importante è ritrovarsi, dirsi la verità e agire di conseguenza. E per farlo, è sempre meglio tardi che mai!
Giuseppe Curti