CANNES 79 - "Vittorio De Sica - La Vita in
Scena": la storia di Vittorio De Sica
È passato ormai più di mezzo secolo dalla scomparsa di
Vittorio De Sica, eppure le sue opere, il suo stile, il suo linguaggio continuano indelebili ad influenzare la cinematografia non solo italiana ma mondiale. Quale luogo migliore, dunque, che un grande festival del cinema internazionale come Cannes per portare nuovamente alla ribalta la sua immagine? Ne era convinto il delegato generale Thierry Fremaux quando ha scelto - unico titolo completamente italiano nella selezione ufficiale del
79° Festival di Cannes - il documentario firmato da Francesco Zippel “
Vittorio De Sica - La Vita in Scena” ("
Vittorio De Sica - Staging Life"), presentato nella sezione
Cannes Classics.
È un incrocio perfetto il film di Zippel, che non solo rende omaggio ad un grande artista del cinema, ma presenta interviste inedite di importanti registi come Wes Anderson, Francis Ford Coppola, i fratelli Dardenne, lo svedese Ruben Östlund, compresi il russo Andrei Zvjagincev e l’iraniano Asghar Farhadi presenti in concorso con i loro film in questa edizione. Zippel non intendeva fare un ritratto celebrativo di De Sica, piuttosto ha lavorato per restituire un’immagine di grandezza artistica, fonte di ispirazione per la cinematografia anche contemporanea, unito al racconto della vita dell’uomo più intimo e familiare.
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Vittorio De Sica - La Vita in Scena” mischia materiali d’archivio noti e inediti, selezionati nella ricca raccolta di Cinecittà, a sequenze animate in uno stile molto contemporaneo e interviste a registi, amici e familiari su cui De Sica in vario modo ha impresso il suo segno. Ci sono il compositore Premio Oscar Nicola Piovani, l’attore Luciano De Ambrosis (esordiente a soli 5 anni ne “I bambini ci guardano”, 1943) e l’attrice francese Dominique Sanda (“Il giardino dei Finzi Contini”, 1970). E poi ci sono i familiari, quelli con un legame di sangue come il figlio Christian e i nipoti Andrea, Brando ed Eleonora Baldwin, e quelli acquisiti come Isabella Rossellini e Carlo Verdone, ciascuno foriero di uno dei tanti aspetti della complessa figura del Vittorio privato.
Il ritratto di Zippel oscilla armoniosamente tra arte e famiglia, pubblico e privato, arricchendosi via via di aspetti e aneddoti meno noti e affascinanti. Dal suo esordio in teatro sostenuto dalla stima di suo padre Umberto, il primo tra i suoi ammiratori, alle sue interpretazioni cinematografiche fino agli indimenticabili successi di De Sica dietro la macchina da presa. “I bambini ci guardano” (1943), “Sciuscià” (1946), “Ladri di biciclette” (1948), “Umberto D.” (1952), “La Ciociara” (1960): sono solo alcuni dei titoli che alternano il racconto dell’uomo regista alla sua vita reale, cinematografica quanto i suoi film.
Sta proprio in questo il segno distintivo del documentario di Zippel: la vita di De Sica è stata in se stessa una sorprendente messa in scena. Ma non nel senso di finzione, piuttosto come realtà che ha incarnato l’arte del racconto per immagini. Lo dice il figlio Christian quando racconta di riuscire a scorgere nel volto degli interpreti dei film (Mastroianni, Loren, Staiola) gli stessi tratti, movenze e sguardi di suo padre. E lo nota il nipote Brando quando si accorge che alcuni racconti della vita del nonno sembravano usciti dai suoi film, o forse viceversa.
La struttura, divisa in capitoli tematici in cui gli inserti animati funzionano come intermezzo di passaggio, conferisce a “
Vittorio De Sica - La Vita in Scena” un ritmo fluido, con una logica semplice e gradevole che favorisce la comprensione e l’approfondimento di questo complesso ritratto d’autore. Mentre le musiche di Rodrigo D'Erasmo e Calibro 35 accompagnano con appropriata naturalezza la narrazione.
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Vittorio De Sica - La Vita in Scena" è un documentario fresco, che scorre e funziona anche per l’originalità dello sguardo impresso da Zippel. Le sequenze animate, fatte di linee essenziali, colori pastello che si diffondono come pennellate a olio, creando immagini in movimento che si fondo tra loro, riempiono e allargano gli spazi lasciati all’immaginazione. E mentre a tratti sembra difficile distinguere le scene prese dai film di De Sica dalle immagini della vita reale, le osservazioni dei registi contemporanei intervistati da Zippel offrono uno sguardo critico nuovo sull’eredità indelebile delle opere di De Sica.
17/05/2026, 12:02
Vania Amitrano