UN FUTURO APRILE - La responsabilità della memoria
viva. Il nuovo TV Movie Rai presentato a Roma
Il TV movie Rai “
Un Futuro Aprile”, presentato il 14 maggio in conferenza stampa Rai, è liberamente ispirato al romanzo “
Sola con te in un Futuro Aprile” di Margherita Asta e Michela Gargiulo e porta sullo schermo una delle pagine più dolorose della storia italiana recente, riletta attraverso lo sguardo della memoria e della testimonianza.
Alla presentazione erano presenti il regista Graziano Diana e il cast principale composto da Ludovica Ciaschetti, Francesco Montanari e Peppino Mazzotta, insieme a Margherita Asta, protagonista reale delle vicende e coautrice del libro.
Il film si ispira all’attentato mafioso del 2 aprile 1985 a Pizzolungo, in Sicilia, quando un’esplosione destinata al giudice Carlo Palermo colpì per errore l’auto di Barbara Asta, che perse la vita insieme a due dei suoi tre figli, Giuseppe e Salvatore. Margherita, allora bambina, si salvò per fortuna perché si trovava già a scuola.
Il racconto delTV movie segue proprio la traiettoria della sopravvivenza attraverso lo sguardo di Margherita: un percorso segnato da rabbia, dolore e ricerca di senso, che nel tempo si intreccia con quello del giudice stesso, in una narrazione che alterna i loro due punti di vista e mette in dialogo due solitudini ferite dalla stessa tragedia.
Il regista
Graziano Diana ha detto: “
Il film racconta la storia fin dagli inizi, fin da quel momento in cui le vite di due persone agli antipodi, una bambina e un giudice integerrimo schierato contro la mafia, sono destinate a essere unite per tutta la vita. È stata l'innocenza degli occhi della bambina, che è il punto di vista del libro, ad avermi molto commosso e avermi spinto a raccontare questa storia, oltre ai contrasti forti tra la bellezza dei luoghi dove abbiamo girato interamente il film. Da un lato il lungomare dove avviene l'attentato, dall’altro la violenza contro cui una bambina e il giudice si trovano a doversi confrontare per il resto della loro esistenza”.
Il regista ha insistito anche sulla struttura narrativa costruita su capitoli alternati, frutto di un lavoro lungo e complesso di scrittura, durato circa due anni, necessario per rispettare la delicatezza storica e umana della vicenda. Insomma, un lavoro lungo, attento, coscienzioso e volto a non tradire la realtà, anzi, con l’intenzione di raccontarla con delicatezza e cautela. Anche perché alcuni protagonisti reali dei fatti sono ancora in vita, come Margherita.
Per Rai e Rai Fiction, il progetto si inserisce in un più ampio impegno legato alla memoria e alla legalità. Il produttore
Marco Pontecorvo ha sottolineato la forza del soggetto, definendolo una storia profondamente umana oltre che civile, capace di unire emozione e riflessione sulla giustizia.
L’interpretazione di
Ludovica Ciaschetti, che veste i panni della protagonista Margherita, si è concentrata sull’aspetto più intimo del personaggio: la capacità di trasformare il dolore in testimonianza e responsabilità verso gli altri. Ha raccontato: “
Quello che mi ha colpito è la generosità con la quale Margherita è riuscita a farci entrare all'interno del suo mondo del suo dolore”. Ma anche che l’interpretazione non è stata semplice: “
Una delle battaglie che ho combattuto all'inizio del film con me stessa è stata quella di accettare l'enorme capacità che Margherita ha avuto di rispettare il dolore dell'altro oltre che il suo. Nel senso che, in seguito a un primo momento in cui chiaramente il suo istinto di giovane donna ha dovuto trovare un capo espiatorio del suo dolore, è riuscita a rispettare il viaggio che il dolore ha fatto all'interno delle vite degli altri: all'interno del giudice Carlo Palermo, all'interno di suo papà. Ognuna di queste figure ha dovuto improvvisamente sconvolgere la propria vita in funzione di quella che è stata la strage e lei è riuscita a un certo punto a ricominciare, ad essere parte attiva del dolore che ha vissuto a trasformarlo in qualcosa di utile per il presente e per il futuro della società nella quale viviamo”.
Peppino Mazzotta, nel ruolo del padre, ha invece raccontato l’esperienza emotiva delle riprese nei luoghi reali della tragedia, sottolineando il tema del dolore: “
La cosa che mi ha colpito molto è che lui anche in queste interviste pubbliche non aveva problemi a piangere. Piangeva tanto, e questa cosa ha creato subito in me un affetto per lui perché quest'uomo mi ha fatto capire intanto che il dolore era talmente grande che non si riusciva a contenere, ma anche questa dignità del dolore che non va nascosto: lui lo mostrava tranquillamente”.
Francesco Montanari interpreta il giudice Carlo Palermo, figura segnata da una vita dedicata allo studio, alla ricerca della verità e della giustizia, anche oltre le versioni ufficiali della storia.
Il momento più emozionante della conferenza è arrivato con le parole di
Margherita Asta, che ha ribadito il senso profondo dell’opera: non solo ricordare, ma rendere la memoria un atto vivo, capace di trasformarsi in impegno civile. Dove sopravvivere non significa solo portare il peso del passato, ma anche assumersi la responsabilità di raccontarlo, affinché non venga dimenticato.
Il TV movie andrà in onda il 21 maggio 2026 su Rai 1 e sarà disponibile anche su RaiPlay, portando sullo schermo una storia che intreccia dolore personale e memoria collettiva, nel segno di un impegno che resta attuale: trasformare la memoria del passato in un monito per il futuro.
14/05/2026, 20:01
Marta Bello