RITORNO AL TRATTURO - Un viaggio intimo e collettivo
E se il vero viaggio nel tempo non fosse verso il futuro ipertecnologico, ma verso le nostre radici più autentiche e lente? "
Ritorno al Tratturo" non è il classico documentario sul Molise. È un viaggio intimo e collettivo che parte da Frosolone e Pietracupa e si trasforma in un manifesto per oltre 13 milioni di italiani che vivono in territori “spopolati”. Guidati dall'attore
Elio Germano, insieme al ricercatore
Filippo Tantillo e alla community manager
Silvia Di Passio, ci troviamo a camminare lungo un'antica via di transumanza che per secoli ha unito l'Europa al Mediterraneo.
Il documentario affronta temi molto complessi, come la gestione dei fondi del PNRR e il futuro dei servizi essenziali in territori con meno di 5.000 abitanti. A tratti, la densità dei dati territoriali rischia di sovrastare la poesia delle immagini, ma la regia dell’ottimo
Francesco Cordio mantiene sempre saldo il focus sull'umanità dei protagonisti, anche se spesso delle immagini di disturbo, gracchianti e sfocate, si inseriscono per contrasto mostrando il Molise idilliaco della pubblicità, che invece in realtà non è esattamente così come vogliono farci credere. Elio Germano si scusa pubblicamente con il suo collega che ha dato la sua voce al promo sul Molise: chiaramente è “lavoro” e non ce l’ha con lui per aver letto una serie di inesattezze che descrivono fatti edulcorati abbastanza lontani dalla realtà. La denuncia è che nonostante i molti i fondi stanziati, sono pochi i benefici di cui i cittadini riescono ad ottenere. Il messaggio è al tempo stesso poetico e politico, con musiche originali composte dal cantautore
Luca Bussoletti in collaborazione con
Leonardo Polla De Luca. La colonna sonora "
Vento Cantata" da
Lavinia Mancusi è un pezzo originale ma al tempo stesso classico e popolare che riporta alle radici locali, funge da collante emotivo simboleggiando una forza trasformatrice pronta a soffiare su queste terre.
Il titolo gioca con il capolavoro di Robert Zemeckis ma rovesciandone la rotta, ed è stata un’idea di
Elio Germano: non un'accelerazione, ma una decelerazione consapevole che diventa alternativa allo spopolamento, non è un ritorno al futuro ma un ritorno al passato attraverso gli stessi sentieri che cento anni fa hanno percorso a piedi i molisani che si sono allontanati in cerca di un futuro concreto. Passato, presente e futuro riecheggiano nelle immagini ricordando la mungitura delle capre fatta a mano da Valerio (il coprotagonista del docufilm che ogni anno affronta la transumanza con le sue cento capre che resiste senza luce e acqua da anni, lottando contro la burocrazia), la produzione di formaggi casalinghi, la coltivazione del farro e delle erbe selvatiche da cucina, un ristorante che passa da madre in figlia. Gente appassionata del proprio lavoro che desidera con tutte le forze di poter continuare a vivere nella propria terra d’origine. Non c'è spazio per la retorica della nostalgia.
Il film dà voce a chi resiste: pastori, contadini, artigiani, librai e studenti che non sono "ai margini" ma al centro di un potenziale sviluppo. L’appello è forte e chiaro: bisogna assolutamente dare loro ascolto e speranza. Totalmente autoprodotto da OWN AIR una casa di produzione da sempre attenta al sociale, considero "
Ritorno al Tratturo" un'opera necessaria, da non sottovalutare perché tocca un tema scottante e ci ricorda come le aree interne italiane non siano il passato dell'Italia, ma un laboratorio vivo e vegeto di gente appassionata e, anche se spesso dimenticato, fondamentale per il futuro di noi tutti.
01/05/2026, 11:47
Silvia Amadio