Note di regia de "Il Grande Buco"
Io e Paola siamo una coppia, nella vita e nel lavoro. Apparteniamo alla generazione dei millennials, cresciuti con la speranza di un futuro radioso e il retaggio di una rivoluzione mai avvenuta. Viviamo le nostre vite instabili, in un Europa che sembra sgretolarsi intorno a noi. Mentre il tasso di natalità italiano continua il suo crollo verticale, io e Paola ci siamo davvero chiesti: ha senso mettere al mondo un bambino oggi?
Il Grande Buco è al tempo stesso un film intimo, un’autofiction che non si prende troppo sul serio, un viaggio nell’Italia di oggi.
La mia voce fuori campo tesse la trama del racconto trasformando il film in un diario personale, ironico, tenero, a volte disincantato, sempre rivolto a un bambino che non c’è ancora.
Immagini del presente e filmati d’archivio, usati in modo onirico, si intrecciano regolarmente, passando dal mondo reale a un universo immaginario.
Le mie riflessioni e quelle di Paola si incontrano con le diverse prospettive delle persone intorno a noi: amici, genitori, ma anche persone incontrate durante il lungo viaggio che facciamo attraverso l’Italia.
Il film nasce da una domanda intima, personale e incentrata sulla coppia ma lo sviluppo del film non è mai solo una questione legata al desiderio di diventare genitori.
Riempire il grande buco nel nostro salotto diventa un atto politico, una scelta collettiva. Per superare le paure di un’intera generazione e ricominciare ad immaginare il futuro.