BUONVINO. MISTERI A VILLA BORGHESE - La
nuova serie Rai che guarda al futuro
Presentata la nuova fiction “
Buonvino - Misteri a Villa Borghese”, in onda in prima visione su Rai 1 il 7 e il 14 maggio 2026 con un’anteprima su RaiPlay il 5. Tratta dai romanzi di Walter Veltroni con la regia di Milena Cocozza, la serie si inserisce nel panorama crime italiano scegliendo una traiettoria controcorrente. Non mette al centro la durezza delle indagini, ma la complessità umana dei personaggi, il valore delle relazioni e la meraviglia della città di Roma.
Alla conferenza erano presenti: Giorgio Marchesi, Serena Iansiti, Francesco Colella, Matteo Olivetti, Daniela Scattolin e la regista Milena Cocozza. In prima fila anche lo sceneggiatore Salvatore De Mola e la sceneggiatrice Michela Straniero.
Protagonista della serie è il commissario Buonvino, interpretato da
Giorgio Marchesi, una figura distante dagli stereotipi di genere, come ha detto l’attore: “non è un maschio alfa”. Queste parole hanno fatto emergere un tema importante: stiamo forse cambiando, finalmente, i modelli maschili di riferimento.
“
Per me è stato affascinante quanto difficile affrontare Buonvino, che è un personaggio diverso da quelli che avevo interpretato prima, e secondo me, anche insolito nella serialità italiana. È un uomo incapace di arrabbiarsi, che è già una cosa interessante, e la difficoltà era proprio questa: cioè di trovare quella qualità che rendesse un uomo gentile anche leader di un gruppo, in modo diverso, a cui non siamo abituati. Tutte queste qualità che c'erano nel personaggio, cioè la gentilezza, l'attenzione, l'empatia e l’assenza di giudizio non sono state facilissime da trovare da un punto di vista attoriale, almeno all'inizio, e poi a un certo punto mi sono buttato, e in questo mi ha aiutato molto la regista” - ha dichiarato.
“
Un'altra cosa che mi piace molto di Buonvino è che è capace di delegare, di lasciare spazio agli altri. Forse la sua caratteristica più forte è quella di leggere le persone dentro, e per farlo bisogna prima di tutto ascoltare, ma ascoltare davvero, cosa che nella confusione del presente non è semplice”, ha aggiunto.
La sfida del protagonista è quella di guidare una squadra disillusa e disomogenea, a cui offre una “
seconda possibilità”, elemento chiave della narrazione, come sottolinea lo sceneggiatore
Salvatore De Mola, che definisce Buonvino portatore di una “
leadership dolce”. È infatti capace di trasformare individui fragili in un gruppo coeso, in un’epoca in cui, osserva con lucidità, “
tutti fanno la voce grossa” e l’ascolto sembra diventato una rarità.
Anche il ruolo della vicecommissaria co-protagonista Veronica Viganò, interpretata dall’attrice
Serena Iansiti, si muove lungo questa linea: “
Lei ha scelto il commissariato di Villa Borghese perché si sente in una bolla, protetta, perché in questo momento è un po' in stand-by a causa di questo lutto che l'ha fermata, sia sentimentalmente che professionalmente. E l'arrivo di Buonvino le fa ricordare un po' la ragazza di grandi speranze che era, che può continuare ad essere. A livello lavorativo comunque mantiene sempre una grande forza, a cui però unisce anche la sua capacità d'ascolto, insieme a empatia e gentilezza, qualità molto importanti, in questo periodo storico soprattutto”, ha raccontato l’attrice parlando del suo personaggio.
Sul piano visivo e narrativo, la regista
Milena Cocozza compie un’operazione precisa: sottrarre Roma agli stereotipi più recenti e restituirla nella sua dimensione luminosa e stratificata, trovando in Villa Borghese un set centrale e sorprendentemente poco esplorato, forse per le difficoltà logistiche, come ammette lei stessa. Il grande parco di Roma è “
un posto che nasconde veramente una miriade di possibilità narrative” e che diventa “una sorta di isola all’interno della città”, capace di condensare in sé molteplici storie e atmosfere e di esaltare il verde e la natura della Capitale, che appare così “
luminosa, sontuosa e potente”. In un tentativo consapevole di allontanarsi da un immaginario televisivo dominato negli ultimi anni da periferie e degrado, come “Suburra”.
Su questa stessa linea insiste la direttrice di Rai Fiction
Maria Pia Ammirati, che evidenzia la forza visiva del progetto dichiarando: “
mi piace la luce di Roma, poi tutto il resto gira intorno”, sottolineando come la serie lavori anche sulla percezione dello spazio urbano e sul suo potenziale simbolico. “
È una produzione che è venuta meglio di quello che immaginavo” ha affermato.
Presente anche una componente meta-cinematografica, come spiega la regista: la passione del protagonista per il cinema diventa uno strumento per
“raccontare la città attraverso lo sguardo di un personaggio che non è di Roma”. Ciò ha permesso anche di esplorare ancora meglio i luoghi cult della Capitale e di fare un grande omaggio alla città, culla del cinema italiano.
Si guarda già a possibili sviluppi futuri: “
i libri sono tanti”, ricorda la direttrice, lasciando aperta la prospettiva di una serialità più ampia. Ma ciò dipenderà - chiaramente - dalla risposta del pubblico.
Ciò che resta, al di là delle prospettive, è la proposta di un nuovo modello di racconto crime-poliziesco, che sposta il baricentro dalla forza all’ascolto, dalla rigidità all’empatia. Incarnando l’idea, come suggerisce la regista, che anche nei contesti più complessi si possa esercitare l’autorità senza rinunciare alla gentilezza.
25/04/2026, 16:53
Marta Bello