Note di regia di "Buonvino. Misteri a Villa Borghese"
Villa Borghese è un’anima verde, uno spazio che serba ricordi, manifesta bellezza, custodisce storie e fa respirare, letteralmente, una città meravigliosa e caotica come Roma. Ed è questa fin dal principio, la particolarità del concept di questa serie, l’ambientazione in questo luogo amatissimo dai romani che cinema e televisione non hanno mai realmente sfruttato.
I gialli nati dalla penna di Walter Veltroni con protagonista Giovanni Buonvino hanno il loro fulcro in un commissariato situato all’interno di questo luogo idilliaco, apparentemente scevro dal male, dove il contrasto tra la bellezza della cornice e l’efferatezza dei delitti che vi vengono commessi crea un affascinante cortocircuito che ci dà modo di indagare la profondità dell’animo umano, in cui convivono costantemente meraviglia e orrore.
Lavorare a Villa Borghese è stata una sfida registica entusiasmante: cercare di restituire la bellezza di questo luogo e del quartiere che lo circonda, di presentare la varietà di panorami, la ricchezza di vegetazione, il Bioparco e gli specchi d’acqua, le opere d’arte, raccontandola come una vera e propria isola a cui si fa sempre ritorno, è stata da subito la mia intenzione.
L’intreccio di giallo e commedia umana in cui il protagonista - romano di adozione, nostalgico e colto, non in linea con i poliziotti sempre spezzati che siamo abituati a vedere in televisione - si trova a barcamenarsi, si snoda attraverso le storie, svelando segreti e misteri, attraverso l’uso della sua arma segreta, la profonda empatia che lo contraddistingue. Buonvino ama Roma, e la ama perché la cultura è la sua forza, il cinema il suo nutrimento, ed è attraverso il cinema che ci racconta questo suo amore. Il suo arrivo nel Commissariato di Villa Borghese rimette in discussione la natura del commissariato stesso e la vita dei suoi componenti. Lo fa perché questa serie parla soprattutto di seconda possibilità. Parla degli errori e della possibilità di ripararli. Parla del fatto che i difetti non sono altro che caratteristiche uniche che appartengono a ognuno di noi e che, se sfruttate appieno, possono trasformarsi in opportunità. Parla di sensibilità e capacità di valorizzare, parla di speranza e di amore. Ed è questo che ho cercato di fare, orchestrare al meglio quello che si è rivelato un gruppo profondamente affiatato. Un gruppo di interpreti favolosi e una crew che si è confermata ancora una volta una famiglia.
Milena Cocozza