TABÙ. EGON SCHIELE - L’inquietudine di un artista
“
Tabù. Egon Schiele” è un documentario diretto da
Michele Mally e prodotto da 3D Produzioni e Studios, nell’ambito del progetto “La Grande Arte al Cinema”. Il film costruisce un ritratto articolato e accattivante di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, intrecciando le sue vicende biografiche più intime al contesto storico mondiale di inizio Novecento. Sarà disponibile nelle sale italiane dal 20 al 22 aprile 2026.
L’alternanza di immagini delle sue opere, riprese nei musei, ricostruzioni, interventi critici e la presenza di una narratrice-guida, creano un ritmo complessivamente fluido.
Il regista affronta la sua biografia concentrandosi soprattutto sul rapporto con le donne della sua vita: la sorella prediletta Gerti, il grande amore, la cosiddetta “Wally”, e la moglie, Edith.
Non da ultimo, il complesso rapporto con la madre, verso la quale prova un profondo rancore, sentimento che nutre la sua produzione artistica.
Come suggerisce il titolo “
Tabù”, il documentario insiste nell’indagare gli aspetti più morbosi della vita dell’artista: la sua ossessione per l’arte, l’ansia e l’angoscia, oltre alle controversie legate alle accuse di pedofilia, rapimento e diffusione di materiale pornografico. Istanze che gli vennero mosse a Neulengbach, piccola cittadina in cui si rifugiò per allontanarsi da Vienna, tormentato dai suoi demoni interiori. Stesso luogo in cui conoscerà la prigionia in seguito a tali accuse. Nel lavoro di Mally vengono mostrati anche i suoi disegni dal carcere, particolarmente interessanti poiché meno noti al grande pubblico.
L’aspetto più riuscito del racconto, soprattutto considerando che già esistono altri film e documentari su Schiele, è l’analisi della tensione fondamentale che attraversa le sue opere: quella tra Eros (pulsione di vita, amore) e Thanatos (pulsione di morte). I suoi disegni e dipinti sono manifestazioni di una ricerca espressiva radicale, ma anche limpida: indagare e rappresentare la passione, l’amore e la decadenza e, infine, la morte.
Il documentario risulta gradevole soprattutto per l’attenzione alle opere d’arte: il vero centro emotivo di tutto. La rappresentazione dei corpi - prevalentemente femminili - spesso deformi, quasi mostruosi, lo rendono ancora profondamente attuale.
Infatti, con le sue figure nude, spigolose e contorte, Schiele è stato capace di mettere in discussione le convenzioni estetiche e morali del suo tempo, e continua ancora oggi a sollevare interrogativi su corpo, identità, sessualità e nudità.
Il film insiste sul lato più scomodo dell’artista; tuttavia, il tono del documentario ricalca ancora una volta il cliché dell’artista solitario e maledetto, arrivando ad affermare che l’arte di Schiele — e l’arte in generale- abbia come unica matrice la sofferenza. Una lettura suggestiva, ma riduttiva, che finisce per appiattire la complessità di un’esperienza artistica intrinsecamente plurale. Se è vero che in Schiele la sofferenza gioca un ruolo centrale, è altrettanto vero che la sua arte — come tutta l’arte - nasce da matrici molteplici e spesso complesse.
In alcuni momenti il documentario tende a spiegare notevolmente, rendendo la visione accessibile, ma a tratti un po’ guidata, quasi scolastica. D’altra parte, è proprio questa chiarezza che lo rende adatto anche a chi si avvicina per la prima volta a Schiele.
Una nota di merito va al parallelismo poetico costruito con Kafka, suo contemporaneo e, per certi versi, affine, seppur nell’ambito della scrittura.
Nel complesso, “
Tabù. Egon Schiele” è un documentario che riesce a trasmettere il senso di provocazione e fragilità che definisce l’artista. Non è un ritratto rivoluzionario, ma è efficace nel far emergere quanto Schiele sia ancora capace di disturbare e interrogare il grande pubblico.
14/04/2026, 16:03
Marta Bello