BIF&ST 17 - DON CHISCIOTTE, la profonda
umanità del cavaliere di Cervantes
In concorso alla 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival “
Don Chisciotte”, il nuovo film di Fabio Segatori, scritto e prodotto insieme a Paola Columba. Nel cast Alessio Boni nei panni del mitico cavaliere errante, Fiorenzo Mattu in quelli di Sancho Panza, e poi Angela Molina, Marcello Fonte, Galatea Ranzi, Carlo De Ruggieri, insieme alle esordienti Gabriella Bagnasco e Martina Molinaro. Dal 26 marzo al cinema con Baby Films.
“Don Chisciotte” torna sul grande schermo, un romanzo che ha tormentato generazioni di autori che spesso con difficoltà hanno provato a portarlo sul grande schermo, come Orson Welles, che non riuscì a completarlo, o Terry Gilliam che ha affrontato una lavorazione a dir poco rocambolesca. Fabio Segatori ha portato a termine un’impresa notevole riuscendo a rimanere fedele allo spirito del protagonista e di Miguel de Cervantes. Lontano dalle logiche industriali del cinema contemporaneo, il suo Don Chisciotte è un’operazione quasi anacronistica: un film che si affida alla forza del testo dello scrittore spagnolo, al lavoro degli attori e a una messa in scena concreta e suggestiva. Il film intreccia la nascita del personaggio con la biografia del suo autore. Nel 1571, un Miguel de Cervantes ferito giace dopo la battaglia di Lepanto. Tra febbre e allucinazioni, prende forma la figura di Don Alonso Chichano, destinato a trasformarsi in Don Chisciotte. Da quel dolore nasce un sogno: quello di un uomo che decide di essere cavaliere in un mondo che non crede più nei cavalieri. Qui il classico non è citazione colta né esercizio di stile: è materia viva. Come racconta anche Alessio Boni, il celebre Cavaliere della Mancia non è un folle caricaturale, ma un uomo che crede fino in fondo nella propria visione. Non combatte per potere o gloria, ma per i deboli, per gli emarginati. Sullo sfondo uno spazio deserto: calanchi erosi dal vento, castelli sospesi, fiumare, terre arse dal sole, tra la Basilicata e la Calabria, un Sud primordiale, quasi fuori dal tempo, dove il Medioevo evocato da Segatori sembra non essere mai finito, in cui la voce di Don Chisciotte risuona ancora più solitaria.
In un’epoca dominata da effetti digitali e immagini artificiali, questo film sceglie la strada opposta: la realtà. Il mulino a vento, simbolo per eccellenza dell’immaginario donchisciottesco è stato costruito davvero, alto dodici metri, e Alessio Boni ci sale sopra, vivendo concretamente una delle scene più celebri della letteratura mondiale, in un corpo a corpo fisico contro il mago Freston, contro tutto ciò che ostacola la libertà e la giustizia. Una scelta che riporta il cinema alla concretezza, all’artigianalità.
“Don Chisciotte”, fedele al testo di Cervantes il più possibile, si affida a un ottimo cast, con Alessio Boni che “vive” il suo personaggio, al quale dà un tocco di profonda umanità, e la bellissima scoperta Fiorenzo Mattu, un perfetto Sancho Panza.
22/03/2026, 16:30
Caterina Sabato