Note di regia di "Me ne vado e divento Papa"
l documentario nasce dalla volontà di rendere globale e collettiva la storia di un singolo, il protagonista (e regista). È il racconto di un uomo aggrappato anima e corpo alle proprie radici che si porta saldamente dietro la sua identità anche quando decide di recarsi lontano. L’idea era quella di creare un film capace di tenere insieme realtà e finzione, in un mix di immagini documentaristiche e di finzione che hanno lo scopo di creare un’omologazione tra i vari livelli narrativi, allo scopo di far immergere lo spettatore nel racconto e non nel suo genere. Al contempo, le inquadrature cambiano in ogni scena, a volte presentando stili differenti anche nella medesima. Si passa da un racconto per immagini statico, con molti campi larghi, a inquadrature dinamiche e molto strette per passare a immagini d’archivio personale e archivi radiofonici. La narrazione per immagini è scarna, semplice, anche statica e spesso “sporca”. La mano del regista/ protagonista si evidenzia, soprattutto nella parte finale del film. Si capisce a un certo punto del racconto che il protagonista sta realizzando da solo il film, senza nessuna troupe, assumento uno stile quasi “vloggeristico”. L’utilizzo di immagini e sonoro di archivio, mescolati con la storia del protagonista, aiutano a comprendere il contesto storico, antropologico e geografico in cui esso si muove. Si tenta di narrare il luogo di partenza della Storia, l’Irpinia, come personaggio stesso del film, decadente e in crisi demografica ma, allo stesso tempo luogo geografico ben definito e metafora di qualsiasi altra provincia che sta vivendo processi di spopolamento simili. pag1
Antonello Carbone