Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
!Xš‚‰

VENEZIA 76 - Oggi "La mafia non è più quella di una volta"


Terzo e ultimo italiano in concorso, il film di Franco Maresco strappa risate e fa riflettere, ricordando Falcone e Borsellino.


VENEZIA 76 - Oggi
Per far ridere, fino alle lacrime, parlando di Falcone e Borsellino, bisogna possedere un talento ed una capacità di scrittura fuori dal convenzionale.

Non si può etichettare come documentario, finzione, e nemmeno mockumentary. Il cinema di Franco Maresco fa, come sempre, genere a se stante, spiazzando continuamente lo spettatore in un cinico passaggio da soggetti spaventosamente reali a personaggi grotteschi fino al midollo.

Per la sua ultima geniale follia, "La mafia non è più quella di una volta", il regista palermitano, voce narrante e parte integrante del film, sceglie due protagonisti mai più distanti tra loro: da un lato Letizia Battaglia, fotografa oggi ultraottantenne, che seppe raccontare attraverso i suoi scatti stragi come Via d'Amelio e Capaci; dall'altro Ciccio Mira, impresario amico dei boss, che fiutata un'aria di cambiamento, mette in piedi uno spettacolo neomelodico per i 25 anni dalla morte dei due giudici.

Da quella sanguinosa estate del 1992 tutto è cambiato, dalla rabbia di alcuni che per oggi è solo indifferenza, alle lacrime divenute cortei pieni di slogan e canti, fino allo stesso linguaggio, dove "omicidio" è stato sostituito da uno sterile "scomparsa".

La macchina da presa rimbalza in lungo e in largo nella Palermo degli ultimi due anni, seguendo la Battaglia intenta a provocare, quasi sfidare l'omertà di taluni cittadini, sempre osservando il quotidiano attraverso l'obiettivo della sua macchina fotografica, e Mira a lanciare nuovi talenti musicali, pronti ad esibirsi ad ogni costo, a patto che non si faccia menzione della mafia.

Oltre alle interviste alla "Cinico Tv", in cui il negare l'evidenza la fa da padrone, ciò che colpisce e diverte è la scelta cromatica con cui simbolicamente Maresco divide i due mondi narrati, dalle innumerevoli acconciature coloratissime e rock dell'anziana fotografa, al bianco e nero che interviene ogni qual volta entra in scena il tragicomico impresario.

In chiusura, mentre le dichiarazioni di politici, magistrati e attivisti della società civile si sovrappongono in una sorta di coro antimafia, al centro di tutto Ciccio Mira si addormenta. Come annoiato, disinteressato. Come se le parole scivolassero ora e sempre sul suo corpo. Perchè il problema non è fuori, ma dentro. Perchè finchè la mafia rimarrà radicata nel cuore della gente, nulla potrà mai estirparla.

06/09/2019, 17:00

Antonio Capellupo