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STORIA DI UNA VITA SOSPESA - Conscio contro subconscio


Il cortometraggio diretto da Jacopo Payar è stato presentato al Toscana Filmmakers Festival 2018.


STORIA DI UNA VITA SOSPESA - Conscio contro subconscio
Una scena di "Storia di una Vita Sospesa"
"Storia di una vita sospesa", cortometraggio diretto da Jacopo Payar, racconta del conflitto tra conscio e subconscio, tra ciò che vogliamo ricordare e ciò che desideriamo accantonare e scordare. Gli esseri umani tendono a dimenticare quanto ha causato loro sofferenza e dolore, ma talvolta questo non basta e ciò che pensavamo di aver spazzato via, riaffiora alla nostra coscienza procurandoci instabilità e turbamenti.

Il protagonista (Massimo De Francovich) è un uomo di età ormai avanzata, solitario e che vive come estraniato dal suo tempo. Sembra infatti che egli abbia voluto arrestare la sua vita in un passato indeterminato: il calendario, gli apparecchi elettronici e qualsiasi altro elemento della casa rimandano a un mondo di qualche decennio fa. Il tempo passato in cui si è rinchiuso non è vissuto in maniera coinvolta e vivace ma è, in gran parte, freddamente cristallizzato e sigillato. Gli scatoloni, pieni di vecchi oggetti, chiusi e messi da parte in una stanza desolata della casa, sembrano essere la metafora di ciò che lui ha fatto con i suoi ricordi, soprattutto quelli più infelici. Li ha sbarrati nelle profondità della sua psiche, convinto in questo modo di poterli obliare. Ma da quegli scatoloni riemergerà casualmente una vecchia foto e lui sarà costretto a fare i conti con un passato che pensava di aver sepolto e dimenticato. Prenderà così coscienza del fatto che l’unico modo per poter vivere sereni è metabolizzare ciò che si è vissuto e accettare ciò che si è.

Durante tutto il cortometraggio non una singola parola viene pronunciata, questo però non penalizza l’efficacia e la riuscita della pellicola ma, al contrario, ne incrementa l’incisività. Il film è tutto un gioco di immagini intense, di sguardi loquaci, di suoni travolgenti. Questi elementi si uniscono e si confondono, enfatizzando le emozioni e le sensazioni, più di quanto avrebbero potuto fare le parole. Anzi, dei dialoghi avrebbero probabilmente banalizzato il film e svilito il suo messaggio, rendendolo meno capace di penetrare nell’emotività dello spettatore.

Gabriele Nunziati

28/06/2018, 08:59