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Note di regia di "Romanzo Famigliare"


Note di regia di "Romanzo Famigliare"
Vittoria Puccini in una scena di "Romanzo Famigliare"
stato molto bello poter fare questo lavoro per la televisione, pensato per un pubblico televisivo, eterogeneo.
Immaginare una narrazione pi popolare, sforzarsi di essere per tutti senza rinunciare alla complessit della natura umana. Prima ancora che di rega, stato un grande sforzo di progettazione e di scrittura. Con leccitazione, lumilt e anche la sbruffoneria di quando si fa per la prima volta una cosa nuova. Imparare un metodo, una tecnica, vedere tante serie tv, vecchie, contemporanee, tirarsi gi le scalette delle pi belle, copiare, e poi fare di testa propria. Andare anche a rileggersi i grandi narratori che scrivevano a puntate, come Balzac, Dickens, Tolstoj, ma non per pretenzioso cervellotismo, al contrario, per ricercare alla fonte una narrativa che soprattutto popolare. Scrivevano tutti per lappendice di una rivista, i feuilleton, anche se poi chiss perch divenuto un dispregiativo.
Due anni di scrittura. Sapevamo dove saremmo arrivati, avevamo il finale ben chiaro, ma nel lungo tragitto di dodici episodi ci siamo fatti guidare dai personaggi, li abbiamo lasciati vivere secondo le loro caratteristiche psichiche e umane.
Altrettanto complessa stata la progettazione dellimpianto visivo. Volevo che tutto fosse romanzesco, ma vero, per questo ho voluto inserire il mondo della Marina Militare, che con le sue regole, le divise, le navi, i piazzali, le albe in caserma e i tramonti sul mare, richiamasse allo spettatore quello che c di arcaico in ciascuno di noi. Era necessaria una citt antica e moderna come Livorno, i cantieri navali, Villa Liegi, Mos il pitone, ogni elemento scelto con attenzione per ricreare un tono narrativo classico, quasi ottocentesco, per poi fargli battere dentro, allimpazzata, un cuore contemporaneo. E cos con limmagine e il suono, la luce, la musica, la recitazione, ho cercato di emulsionare verit e forma. Spero di esserci riuscita. Spero di aver dato una vita vera a questi personaggi: in questo lungo passo narrativo li ho tanto amati, quanto i loro entusiasti, generosissimi interpreti.

Francesca Archibugi

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