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ORA NON RICORDO IL NOME - L'importanza di essere un caratterista


Il documentario di Michele Coppini: un lavoro dai ritmi veloci ed incalzanti della commedia.


ORA NON RICORDO IL NOME - L'importanza di essere un caratterista
Durante la visione di un film può capitare che ciò che più rimane impresso negli occhi dello spettatore non è tanto la storia, il protagonista, ma, ciò che dura, come un vero e proprio tormentone, è una battuta od anche il volto di un “attore”. Molte sono le figure che affiancano il protagonista, ed una delle tante, che è l’elemento che aiuta a dare quella marcia in più, è l’attore comprimario o ancora meglio: “l’attore caratterista”.

Nel documentario di Michele Coppini, scritto in collaborazione di Massimiliano Manna, “Ora Non Ricordo il Nome” viene raccontata la figura del caratterista in tutte le sue sfaccettature, in un lavoro dai ritmi veloci ed incalzanti della commedia.

C’è chi lo ama e c’è chi lo odia, chi ha vissuto il suo ruolo con leggerezza e chi invece come una pesante etichettatura che non è mai riuscito a scrollarsi di dosso. Eppure tutti questi attori sono uniti da un elemento comune, ovvero una particolarità che gli è stata concessa dalla natura, che sia la voce, un’espressione od anche un particolare del viso. Tutto ciò rende questa figura unica nella sua semplicità.

La storia parte da un lampo di creatività di Michele, infatti mentre lavora in una videoteca di Firenze, insieme al suo fidato amico Stefano, inizia a parlare dei caratteristi, e notando l’importanza ma, allo stesso tempo, la difficoltà a ricordare i nomi che hanno dato il volto a questi personaggi, decide di fare un documentario su di loro.

È questo l’inizio di un tour per tutta l’Italia dove insieme della parole di Marco Giusti vengono intervistati attori come: Paola Tiziana Cruciani (Ferie d'agosto, Tutta la vita davanti, Scialla); Stefano Ambrogi (Febbre da cavallo, La Mandrakata, Grande grosso e Verdone, Lo chiamavano Jeeg Robot); Camillo Milli (L'allenatore nel pallone, Habemus Papam); Franco Pistoni (Si può fare, Il racconto dei racconti), Sandro Ghiani (Fracchia la belva umana, Scemo di guerra, Sturmtruppen), Isa Gallinelli (Borotalco, Compagni di scuola), Raffaele Vannoli (Tutti giù per terra, Zora la vampira, Chi nasce tondo), Pietro Fornaciari (Ovosodo, Bagnomaria, 13 a tavola), Sergio Forconi (Berlinguer ti voglio bene, Il ciclone, Zitti e mosca) e Luciano Casaredi (Il cuore grande delle ragazze, Maraviglioso Boccaccio, Gli amici del bar Margherita).

Il docufilm si sviluppa in due storie separate che puntualmente s’intersecano fra di loro, da un lato la realizzazione del documentario, dall’altro i problemi di Michele che a causa del suo progetto mettere da parte lavoro, amici ed anche la sua ragazza, creandogli non pochi problemi.

Tutto s’incastra alla perfezione a partire dalla colonna sonora di Silvia Vavolo. È un mix esplosivo che riesce con piacere a portare a termine due compiti: raccontare la figura del caratterista e strappare più di un sorriso. La comicità rendere scorrevole il tutto spezzando la fase del racconto dei numerosi attori, con quella della storia in sé. Alle volte si trova il riso in una semplice battuta marcata con un forte accento toscano, altre volte negli eventi grotteschi che si susseguono in interviste al limite dell’ilarità.

Significativa è anche la scelta di dividere le due storie a livello cromatico. Il bianco ed il nero per la storia di Michele e Stefano, e i colori vivi ed accesi quando gli attori si raccontano. L’effetto finale è quello della trasformazione dei due “documentaristi” in attori caratteristici, regalando così a questi ultimi quel ruolo di veri e propri protagonisti che meritano per il loro lavoro e la loro genuina eccezionalità.

08/12/2016, 08:20

Alfredo Toriello