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GIANFRANCO PANNONE - "Con Ugo" corto al Bif&st


Presentato fuori Concorso a Bari, è una conversazione semiseria del regista con Ugo Gregoretti. Il suo cinema e non solo per le vie di Roma


GIANFRANCO PANNONE - "Con Ugo" corto al Bif&st
Gianfranco Pannone
Uno dei più poliedrici cineasti e uomini della tv nel nostro panorama nazionale. Regista, scrittore, attore, intrattenitore, militante politico, Gregoretti ci racconta il suo percorso originale camminando per le strade del centro storico di Roma, con l’autoironia che l’ha reso celebre e amato.

Ne abbiamo parlato con l’autore.

Perché hai pensato di girare un corto “Con Ugo”

"Quattro anni fa gli ho detto che volevo fare un documentario su di lui perché Ugo per me rappresenta un riferimento forte. Nel paese dove il precariato spinge tutti quanti a crearsi una nicchia di specializzazione, Ugo ha offerto come cineasta, uomo di teatro e di televisione, un modo poliedrico di essere regista. Che oggi rimane, è agli atti. È la sua produzione audiovisiva e cinematografica, i suoi testi teatrali e della letteratura. È un personaggio a tutto tondo, che sfida gli schemi di un paese strano come l’Italia dove ognuno in qualche modo ognuno coltiva un proprio orto all’interno dell’ambiente audiovisivo. Il suo direzionarsi in più punti per me significa uscire fuori da una stagnazione che vedo nel mondo audiovisivo. Vedere un film di Gregoretti, una puntata di Controfagotto, oppure viaggio a Goldonia ti spiazza, ti rendi conto che quest’uomo ha una sua inquietudine. Lui dice sempre che l’ha fatto perché aveva bisogno di lavorare per mantenere i suoi cinque figli. Ma in realtà è sempre stato un inquieto, e questa inquietudine la trovo anche molto moderna".

Com’ è stato lavorare con Gregoretti?

"Molto divertente, lui mi ha dato totale fiducia, Una persona molto tranquilla quando diventa attore. E forse attore lo è anche stato nel documentario quando dice “Sì insomma, ho recitato me stesso”. Un po’ è vero e un po’ no. C’è la tendenza di noi italiani di essere grandi affabulatori, a mettersi in scena e in gioco. Che è diverso dal giansenismo dei francesi oppure dai fratelli Dardenne oppure dal regista francese Nicolas Philibert. Ugo rappresenta tutto questo, si è messo in scena in maniera molto docile e amicale. Ho trascorso con lui due giornate bellissime e abbiamo chiacchierato quasi sempre della vita e pochissimo di cinema".

Ha visto qualche tuo lavoro? Cosa ne pensa?

"Gli sono piaciuti tutti i miei documentari. Ma ha amato in particolare "L’esercito più piccolo del Mondo". Quando l’ha visto mi ha detto che non si aspettava di vedere un documentario girato quasi come un film di finzione. Ha partecipato anche a "Ma che storia" e insieme l’abbiamo portato in giro per festival. Lui dava voce ad uno dei testi letterari del film e devo dire che è stato una grande privilegio. Perché la mia generazione è quella che ha conosciuto i vecchi maestri. Sono stato amico di Giuseppe De Santis, Ettore Scola, allievo di Carlo Lizzani, andavo a casa di Francesco Rosi. E ho sempre pensato che questi maestri che avrebbero potuto tirarsela come fanno tanti maestrini di oggi, li potevi chiamare e ti accoglievano a casa. Ma su tutti adoro Ugo per il suo umorismo. Questo non vuol dire che non si possano affrontare questioni serie ma lo si fa con leggerezza. Nel documentario sfoggia una plomb anglosassone che mi ha divertito molto anche perché è un approccio alla vita, alle cose molto diverso dal mio. Io tendo a prendermi troppo sul serio e con lui mi alleggerisco".

"Con Ugo” è un corto isolato?

"Volevo innanzitutto restituire al pubblico una figura di un uomo che nel Mare Magnum di informazioni e immagini che girano, rischia di essere dimenticato a dispetto dell’importanza che il suo lavoro di sperimentazione tra cinema e televisione. Non escludo che il corto potrebbe rappresentare uno spin off per un progetto televisivo dal titolo “Eccentrici italiani”. Dieci ritratti di uomini e donne “vecchi”, che tali non sono, ma che sono fuori dai luoghi comuni. Parlo di scrittori, pittori, psicanalisti, uomini di teatro. Il problema è che quando inizia con uno come Ugo non sarà un compito facile girare gli altri episodi perché come riesce a stare davanti alla macchina da presa non ha uguali.

11/04/2016, 15:59

Monica Straniero

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