Note di regia di "Cattiva Strada"
Le atmosfere, i luoghi e i tempi di "
Cattiva Strada" perseguono un’estetica rigorosa, metodica, con i piedi fermamente piantati in terra. Nel tentativo di raccontare Donato e il suo rito di passaggio all’età adulta, si affianca l’occasione di scoprire la cultura che lo circonda e nella quale è costretto ad agitarsi: una Bari che Donato riesce a scorgere attraverso i finestrini della sua auto e i chilometri d’asfalto che macina. I sobborghi di Bari, la città dove sono nato, rappresentano la periferia che fa da sfondo alla narrazione. Una periferia dove le strette di mano vanno accompagnate da sguardi fieri e dove il controllo esercitato sulle grandi città ha maglie più larghe e scivola dai suoi interstizi. È fra gli abitanti di quei territori, dove spesso gli sconfitti cercano redenzione, che è ambientato Cattiva Strada. Luoghi in cui non c'è spazio per il pensiero ma solo per le prese di posizione. Un civilizzato regno animale, legato stretto dalle rotaie della stazione. Un territorio dove il sale del vicino Mare Adriatico si mescola ai fumi della zona industriale barese e si lascia respirare dagli ulivi. Un luogo dove l’unica lingua consentita è il dialetto. L’intenzione è quella di riuscire a descrivere questi ambienti senza manierismi, e che Bari e ciò che circonda questo cupo e febbrile paese dell'Italia meridionale, diventi il vettore affilato che guida la speranza di Donato di non rimanere solo. Con l'obiettivo di restituire il senso di costrizione provato da Donato, gran parte della narrazione è raccontata dall’interno della sua auto. Molti degli eventi, molte delle scelte a cui il nostro protagonista sarà costretto e molte delle relazioni che lo legheranno alla sua avventura, si realizzano all’interno della sua auto o nella sua prossimità. L’intento è quello di suggerire una sensazione soffocante ma rassicurante, simile a una gabbia che rinchiude i nostri selvaggi protagonisti: privandoli della loro libertà, ma proteggendoli allo stesso tempo. È chiaro però che questo simulacro protettivo non potrà durare per sempre. Donato è un irrisolto. Una di quei giovani abitanti del mondo che non si sentono a proprio agio con quello che sono e trascorrono ogni minuto che gli è concesso nel tentativo di diventare, o fingere di essere, qualcos’altro. Riuscire a diventarlo potrebbe essere considerata una delle soddisfazioni più appaganti della vita, ma Donato stesso imparerà quanto sia difficile da ottenere. Se si possiede l'audacia di provare a lasciare lo scoglio su cui si è nati, è possibile che, come qualsiasi mollusco, si venga sferzati e frantumati dalla marea, o alla peggio sbranati dal “pesce vorace" che è il mondo. Così suggerisce “l’ideale dell’ostrica” di Giovanni Verga e penso che questa spietata descrizione di un’intima lotta di classe non sia così lontana dalla realtà. Ma credo anche che questa "possibilità", la speranza di riuscire in questa impresa, sia una delle poche cose per cui valga la pena lottare. E quindi raccontare.
Davide Angiuli