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TFF33 - "Lo Scambio", un racconto di mafia 'particolare'


Presentato il secondo film italiano in concorso, diretto da Salvo Cuccia. Ambientato nella Sicilia degli anni 90, con Filippo Luna, Paolo Briguglia e Barbara Tabita.


TFF33 -
Un film di mafia sospeso, scolpito con precisione, cura di dettagli, inquadrature e primi piani, freddo e calcolatore come i soggetti del racconto.

Siamo a Palermo nel 1995. In un mercato sparano a due ragazzi (la storia si ispira ad uno degli inconfessabili errori di mafia: l'omicidio - vero - di tre ragazzi innocenti) e si indaga sui retroscena. l'anno dell'eclatante sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, e in parte il film ruota intorno al suo rapimento; ma c' spazio anche per l'intimit della vita familiare, per la vita tormentata di una moglie che soccombe al senso di colpa, come trovano spazio i tormenti di coscienza di chi non si riconosce fino in fondo nell'ingranaggio del crimine.

Le dinamiche prima chiare si fanno poi ambigue e infine sparigliano le carte nel tentativo di minare ogni certezza.

Unico monolitico assioma la struttura rigida, rigorosa - tanto da diventare quasi claustrofobica - nella quale Salvo Cuccia imbriglia una materia che siamo abituati a vedere carica di pathos, dramma ormai (dopo tanti anni e tanti film) al limite del "folklore mafioso".

Una struttura che richiama una gabbia (quella dorata nella quale la moglie del commissario si chiude volontariamente in preda al dolore, la cella di Di Matteo, la stanza degli interrogatori) dentro la quale i colori desaturati degli esterni restituiscono un'inedita Palermo - eterea e algida - e leniscono la violenza quasi sempre celata; mentre la colonna sonora crea un senso di sospensione e di attesa, lasciando in bilico ogni giudizio e qualsiasi emozione. Una struttura nella quale trovano spazio anche suggestioni e fantasie oniriche, ma senza la briglia sciolta (o la follia della narrazione) sembrano pi vere del reale e diventano uno snodo fondamentale del racconto.

Grazie a un cosceneggiatore di eccezione, il giudice Alfonso Sabella, Lo Scambio consolida le proprie radici nella cronaca di quegli anni e riesce nell'intento di distillare la Storia in un racconto particolare.

23/11/2015, 08:30

Sara Galignano