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Note di regia di "Piccola Patria"


Note di regia di
Sarebbero potute accadere in una qualsiasi provincia del pianeta , ma h o cercato nel Nordest italiano le storie che compongono il racconto di Piccola P atria . L ì ho visto fondersi tra loro quelle atmosfere, la lingua, i volti e i pers onaggi, le dinamiche personali e di gruppo. Il mio approccio al film è stato fisico: partendo da una sceneggiatura pronta ad essere distrutta, ho voluto creare un vortice estivo che legasse improvvisazione e osservazione, ricerca e creazione dei personaggi . Luisa e Renata vogliono andare via da una cultura del lavoro che è solo cercare di far soldi e spesso non riuscirci, via dalla banalità di vite votate al sacrificio e al silenzio, via dalla rabbia che la mancanza di sogni scatena. Il conflitto è tra due mondi, quello degli adolescenti – vivo, sensuale, libero senza sapere di esserlo – e quello degli adulti, inerte, rassegnato, doppio.

Eppure qualcosa accomuna tutti: una zona oscura, una memoria che segna la carne delle ragazze e che resta non detta. Il s esso che l’una usa per prendersi gioco del mondo, per sfuggire senza met a alle falsità del conformismo, è per l’altra il modo cieco per riscattarsi dalla meschinità e dalla violenza, il pretesto per vendicarsi. Il gioco amoroso, amicale e sess u ale assume c ol tempo i contorni tragici di una realtà che perde per sempre spontaneità e innocenza .

Le musiche del film
Contrariamente a quanto accade di solito, le musiche di P ICCOLA PATRIA non sono state scelte o composte sul film montato, ma nascono da suggestioni dispar ate. Conoscevo l’opera di Bepi De Marzi, il compositore e maestro vicentino che ha recuperato e in qualche modo rinnovato la tradizione del canto corale alpino, spesso usando il dialetto veneto per i testi. Istintivamente ho associato “L’Aqua ze morta” e “Joska la rossa” a Piccola Patria: i testi dei due canti incrociavano a vari livelli il film, si prestavano l’uno allo sguardo d’insieme (che nel film diviene immagine dall’alto, in volo) e l’altro a un’evocazione intima, quella della figura di una ragazz a vitale e spersa, un’evocazione “antica”. E i cori offrivano epicità, un aspetto possibile del film e che apriva a un connubio stridente ma potente fra immagini contemporanee e musica (quasi) tradizionale.
Maria Roveran, che interpreta Luisa, è anche una musicista e da sempre compone e canta. Due sue canzoni, nate durante la lavorazione del film, fanno parte della colonna sonora: “Indrio soe a ” e “Va”. Il dialetto era diventato la lingua del set, oltre che quella dei dialoghi del film, e con Maria condivid evo alcune esperienze, immagini e sensazioni “di periferia” (la stessa in cui è ambientato il film), che prendevano corpo appunto in dialetto. Lei ha lavorato a testi e atmosfere m usicali vicine al personaggio di Luisa, preparando poi i pezzi con i giovani musicisti con cui si è esibita agli esordi, a Favaro Veneto, il suo paese.
Il tema del film, nelle sue due varianti, è stato composto da Alessandro Cellai e Paolo Segat, che è anche sound designer di PICCOLA PATRIA . Il tema è stato scelto quasi in contra pposizione ai cori e alle canzoni, sposando l’idea della ballata, non tanto riferita alle musiche, quanto al film stesso. Un po’ western e un po’ provincia americana contemporanea, con una dolenza permanente ma quasi fredda.

Alessandro Rossetto