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Note di regia del documentario "Resistenza Artigiana"


Note di regia del documentario "Resistenza Artigiana"
Se é vero poi che per cultura si intende l’insieme della tradizione e del sapere scientifico, letterario e artistico di un popolo e/o dell’umanità intera allora risulta chiaro il dovere che la politica ha nel conservare e valorizzare le testimonianze passate e presenti di questa, indipendentemente dalla sua funzione all’interno del mercato.
Nel caso di questo mio breve film, ho coinvolto e preso ad esempio una tipografia e non per caso: la tipografia infatti rappresenta il momento di svolta nella storia della cultura e non solo europea.
E’ importante ricordare come questa ha segnato e consolidato il passaggio tra il Medioevo e il Rinascimento. Un passaggio epocale: la diffusione di cultura e di notizie, la reinterpretazione di testi classici al di fuori dei monasteri, hanno reso grande la mente umana allargando di fatto la cultura a più ambienti, cambiando epoche e forgiando nuovi caratteri, nonché influenzando tutti i settori, da quello scientifico a quello artistico; tutti quelli che noi oggi consideriamo appartenenti alla cultura. Infatti e non a caso, la stampa a caratteri mobili, (utilizzata dal protagonista del mio film) é considerata tra le invenzioni più importanti degli ultimi duemila anni.
A maggior ragione, in questa nostra era informatica e digitale, dove la nuova rivoluzione digitale ci sta portando ad un ennesimo cambio epocale di cui riusciremo a rendercene conto solo col tempo e salvaguardando il nostro passato. Lo studio, la ricerca e la salvaguardia sono fondamentali e necessari oggi più di ieri. Sappiamo dove andiamo solo se sappiamo da dove veniamo.
I “font” dei programmi digitali hanno preso il posto dei cosiddetti “tipi” nei sistemi meccanici (da essi derivano). Questa considerazione dovrebbe farci riflettere sul valore esistenziale che ha oggi la possibilità di avere “una macchina e un uomo” capaci di rappresentare quel processo creativo che ha permesso tutto ciò e al quale siamo tutti, diretta e indirettamente, coscienti o incoscientemente legati. Da un altro punto di vista, quindi (al di fuori di quello puramente economico e commerciale) é un’installazione permanente: la rappresentazione vivente del processo che fu e che inoltre, grazie alla capacita’ umana, in qualche modo riesce ad esserlo ancora oggi.
E’ quindi un museo in movimento, dove la tradizione passata resiste al presente e se, come ci auguriamo, anche al futuro.. Un moderno presepe vivente da alimentare con riconoscimenti e valorizzazioni, per avere sempre lì a portata di mano e di studio quel gene, dal quale deriva tutta la diffusione elettronica moderna.

Quanto valore ha questo per noi oggi?
Dipende solo da noi, dalla nostra sensibilità, dalla nostra capacità di osservazione e lungimiranza.
Penso agli allestimenti nei musei di archeologia, ricostruzioni di dinosauri esistiti milioni di anni fa, li riconosciamo e li ammiriamo col fascino di chi si sente per un attimo in quell’epoca che fu e all’improvviso lo spettatore si trova catapultato indietro nel tempo, fino a milioni di anni fa. La stessa sensazione che ogni giorno, gli spettatori-passanti di via Anticaglia, vivono nell’osservare e ammirare quell’officina e quell’uomo moderno che é anche antico e che in un attimo riesce a trasportarli direttamente nel XIX secolo.
Penso all’emozione e al valore che hanno oggi le piramidi d’Egitto: che senso ha un ammasso di enormi cubi di pietra e sabbia posti nel bel mezzo di un deserto? Che senso hanno oggi queste a dispetto degli enormi e funzionali grattacieli moderni?
Penso al loro riuscire a convivere e a non essere nè in contraddizione, nè contro la modernità.
Probabilmente quella stessa mentalità che non riconosce Carmine e la sua linotype é la stessa che preferirebbe un moderno parcheggio per auto alle Piramidi…

Quella stessa mentalità che predilige sempre e comunque il moderno rispetto all’antico e che forse vede obsolete e inutili quelle “torri di sabbia” cimiteri individuali di personaggi antichi..

Presi dalla corsa contro il tempo, per un futuro migliore e industrializzato, spesso non ci si rende conto che certe situazioni assumono e accrescono il loro valore proprio in funzione del loro “resistere nel tempo”.

"Resistenza Artigiana" mette al centro di questa resistenza quelle capacità e qualità umane che sono al centro della nostra storia e della nostra cultura.
Carmine Cervone é un dinosauro, scoperto dal documentarista-archeologo Antonio Manco, che mette in luce e rappresenta una razza in via d’estinzione: gli artigiani-artisti..

Altra ed ultima cosa fondamentale é il senso che a questo proposito ha il “fare film” e nel nostro caso, realizzare una serie di film-documentari a riguardo.

Il film-documentario infatti da la possibilità a ciò che sta per sparire e/o per morire di vivere nel tempo.

A modo mio, ho salvato Carmine Cervone e la sua tipografia dinnanzi alla morte permanente, a quella scatola chiusa che é il dimenticatoio culturale, che ne rappresenta in definitiva la vera morte.

Oggi più che mai, trovandoci nell’epoca della digitalizzazione, dove una nuova rivoluzione industriale é in atto, questo processo di conservazione e diffusione diventa ancor più urgente soprattutto in visione del futuro prossimo dove tutto ciò apparirà ancor di più antico e quindi di valore inestimabile.

Questo tipo di lavoro infatti acquista maggior valore quanto più tempo passa… Penso, per esempio, ai primi documentari del regista italiano Vittorio De Seta, (scomparso proprio nel 2011 e al quale questo mio progetto é dedicato), dove per esempio nel 1954 riuscì a documentare la pesca nel sud Italia, fino ad allora la stessa che effettuavano i fenici duemila anni prima e che solo due anni dopo nel 1956, con l’avvento e l’utilizzo dei motori sarebbe cambiato per sempre facendo scomparire dietro di se migliaia di anni di storia. Per fortuna, Vittorio De Seta, ne registrò gli usi e i costumi, i canti, i movimenti, le fatiche degli uomini e dei pesci… Quella storia che nei libri viene raccontata e immaginata, nel film documentario viene invece vista, ascoltata, sentita e quasi odorata… In definitiva questo tipo di cinema documentaristico ci da la possibilità di cogliere la magia del passato, di non perderla e riportarla per sempre nel futuro.


Il filmare diviene quindi un’azione culturale di per sé.

Questo é secondo me uno degli aspetti principali per cui é necessario e doveroso finanziare e promuovere un progetto culturale globale, suscettibile da ampliarsi anche su scala europea che si ponga questi obiettivi.

Antonio Manco

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