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GLI SFIORATI - Come nasce il film


Circa 20 anni per portare sullo schermo il romanzo di Sandro Veronesi "Gli Sfiorati". Matteo Rovere e Domenico Procacci raccontano come.


GLI SFIORATI - Come nasce il film
Miriam Giovanelli, "Gli Sfiorati"
Dopo l’esordio del 2008 con "Un Gioco da ragazze", la seconda prova alla regia per Matteo Rovere, targata Fandango, è un’attualizzazione delle vicende del romanzo di Sandro Veronesi, Gli sfiorati, pubblicato nel 1990 e ambientato alla fine degli anni Ottanta.

“Un progetto rimasto sulla mia scrivania per molti anni - dice il produttore Domenico Procacci - e quando la commedia giovane ha cominciato a funzionare , ho scelto un regista come Matteo per tentare di raccontare in chiave moderna e con i toni della commedia la generazione di Veronesi .

Il film, scritto dal regista con Laura Paolucci e Francesco Piccolo ed interpretato da Andrea Boschi, Michele Riondino, Claudio Santamaria, Miriam Giovannelli, Asia Argento, e Massimo Popolizio, ha tuttavia una sua anima che scorre nelle vite di personaggi disorientati, con psicologia da fumetto, eppure marcati quanto basta per scattare la fotografia degli sfiorati: una generazione senza direzione, mutevole e alla continua ricerca di un posto in un mondo che non sta più in piedi.

Quindi chi? “Persone che vivono galleggiando sulle cose” secondo il regista, “è un essere liquido” per Andrea Bosca, “senza punti fermi ma profondi” per Claudio Santamaria. E se tutti cercano con convinzione di ridurre ad un’etichetta generica un disagio che non è più peraltro una condizione esclusivamente giovanile, il regista ritorna al libro dichiarando che ha cercato di cogliere più che l’intreccio “il cuore pulsante del romanzo, catturarne lo spirito e renderlo cinema”.

Così Rovere, Paolucci e Piccolo rimaneggiano il romanzo e ne alterano il “mood”, affrontando “con una leggerezza, che non negozia la superficialità, temi forti come la passione pericolosa di Mète (Andrea Bosca) per Belinda (Miriam Giovanelli), la sorellastra troppo bella per essere vera”. Un’interpretazione non facile per entrambi, ma come ammette Bosca, una sfida emotiva perché in particolare il suo personaggio fa ciò che molti vorrebbero fare e non fanno.

Il gioco dell’ironia per cavalcare con “spirito leggero” temi scomodi può essere anche attraente ma nel film finisce per restituire dei personaggi che sembrano quasi una caricatura di tipologie umane, ancora loro gli sfiorati, che forse hanno perso la loro collocazione temporale.

Eppure per Piccolo e Paolucci è stata una vera e propria sfida capire se ancora oggi può esistere quel tipo di giovinezza e quindi riuscire a riportare al giorno d’oggi un racconto ambientato negli anni 80.

E poi c’è Roma che con “i profili dei palazzi del centro che visti dalle strade non sono mai dritti” diventa metafora della location ideale per raccontare le vicende degli altri sfiorati del film, “personaggi principali costruiti a tutto tondo” dice Rovere. Tra cui Beatrice Plana, la classica Pr da salotti romani, interpretata da Asia Argento, che rivela in conferenza stampa di essersi sentita incapace di calarsi nel ruolo di una donna cosi diversa da lei!

Mentre per Claudio Santamaria il suo Bruno, un collega di Mète lasciato dalla moglie dopo un lungo tradimento, “è il personaggio più terreno e reale del film, il meno sfiorato di tutti”, forse anche dalla trama.

Insomma la conferenza stampa si trasforma in un festival di luoghi comuni su una generazione con pochi punti di riferimento costretta a sopravvivere ogni giorno in una società complicata da affrontare, i precari della vita, come li ha definiti Matteo Rovere.

Ma il fenomeno del precariato giovanile ha cambiato forma e in tempi in cui gli indignati, non solo italiani ma di tutto il mondo, urlano il loro disagio nei confronti dell’attuale situazione politica ed economica, il film di Matteo Rovere, in sala dal 2 marzo in 80 copie, sembra fuori dal tempo...

24/02/2012, 09:00

Monica Straniero