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"ET IN TERRA PAX", una vita violenta per i ragazzi di Corviale


Prodotto da Gianluca Arcopinto e Simone Isola, uscirà in sala il 27 maggio. Già ospite alle Giornate degli Autori di Venezia 2010, l'opera prima di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini verrà distribuita da Cinecittà Luce. Nel cast Maurizio Tesei, Ughetta D'Onorascenzo, Michele Botrugno, Fabio Gomiero e Germano Gentile.



Corviale, un Km di palazzo come scenografia
Corviale è il luogo simbolo del degrado periferico romano degli anni 80. Degrado legato a doppio filo al fenomeno dell'eroina e alla conseguente esplosione della criminalità. Ma è anche un luogo comune per definire le periferie ghetto, tutto ciò che si vuole tenere lontano dagli occhi, dalle bellezze e dalla vita del centro città.

Mai riconsiderato urbanisticamente e socialmente, troppo usato come simbolo, il Serpentone (anche così chiamato Corviale per la lunghezza del suo edificio) è ormai più un palcoscenico per storie periferiche che un vero luogo attivo per raccontarle. Corviale non è più quello degli anni 80. Non c'è più, o almeno non è più un fenomeno che coinvolge con la sua follia la vita di tutti, il problema diffuso dell'eroina e dunque anche qui sta lentamente crescendo la piccola borghesia che sostituisce, lentamente, il sottoproletariato. Le droghe ci sono sempre, ma diverse, e si sono trasformate in motivo di business, locale ed esterno (le stesse droghe sono in tutta la città), e gli zombi appena "fatti" o gli aggressivi tossici a caccia di una dose, sono solo un ricordo ben cancellato.

Corviale, anche se abusato, è affascinante nel suo degrado, fondale per immagini di alienazione urbana, gomorra romana, microcosmo sociale e criminale. La storia scorre e i personaggi si incastrano bene in essa con le loro diversità.

"Et in Terra Pax" è un'opera prima con le giuste citazioni cinefile, dove qualche ingenuità (lo stupro non può essere un'azione d'impulso) porta il racconto a perdere di credibilità e la ricerca dell'eccesso coatto (nelle battute, negli sviluppi e negli epiloghi) non è sempre giustificata e sorretta dai dialoghi e dalla recitazione.

Il film evidenzia la voglia di cinema degli autori anche se questo non è sempre sinonimo di riuscita del film. Non è il budget, non è l'esigenza di rapidità produttiva, è uno scatto che l'autore fa o non fa per andare oltre il racconto della cronaca o delle sensazioni dei personaggi. Questo film è l'occasione per Matteo Botrugno e Daniele Coluccini di fare il salto, ma forse la mancanza di esperienza personale nei fatti e nelle situazioni narrate, non ha reso loro quella padronanza che può trasformarsi anche involontariamente in talento.

Come detto, lo stupro di gruppo è poco probabile in una situazione in cui tutti si conoscono, che proprio perché ha bisogno di "tempo" offre l'opportunità di pensare alle conseguenze inevitabili.
La prostituzione maschile è alquanto inesatta, con una confusioni di ruoli e di azioni che la rendono almeno dubbia. Il ragazzo che si prostituisce è gay? Se lo è, come sembra dalle azioni che svolge in auto, come fa a violentare con tanta facilità una ragazza nell'androne del palazzo? Leggere le dichiarazioni di Pino Pelosi, l'assassino di Pierpaolo Pasolini, avrebbe chiarito i meccanismi per renderli verosimili.

Sottili inesattezze che danno la sensazione di una storia scritta sul "sentito dire" e non abbastanza verificata.
Si nota anche una certa approssimazione nel dialetto e nello slang borgataro (nessuno direbbe riferito a due ragazze "...ao, quelle non so' marvagie!"); ma questo è un limite solo a Roma, fuori nessuno ci farà caso.

In generale "Et in Terra Pax" può essere considerato un esordio da sufficienza, dove l'inesperienza e la convinzione inesatta di maneggiare una materia conosciuta hanno limitato la riuscita completa del film.

25/05/2011, 16:20

Stefano Amadio