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"Sharm El Sheik - Un'Estate Indimenticabile":
ma gli italiani sono proprio così?


Non è un cine-panettone, ne un cine-calippo il nuovo film di Ugo Fabrizio Giordani, ma una spassosa commedia sulle peggiori abitudini del nostro paese.


"Sharm El Sheik - Un'Estate Indimenticabile" potrebbe esser confuso con un cine-panettone o un cine-calippo, ma ha qualcosa in più di una semplice operazione di box office. La storia nel suo sviluppo si segue volentieri e alcuni degli attori (Enrico Brignano in testa) sono sicuramente giusti e bravi. Una commedia leggerissima e senza pretese; ma sicuramente lontana dalla definizione di "commedia all'italiana". Questo genere, famoso nel mondo dove ha raccolto premi e riconoscimenti, aveva in sé la critica oltre ad una visione profonda e non superficiale della società italiana. Film come "Signore e Signori" o "Divorzio all'Italiana" non erano un'apologia del malcostume, come finisce per essere "Sharm El Sheik", ma uno sguardo sulla realtà, capace di far ridere ma più che altro, riflettere.

Il film di Ugo Fabrizio Giordani sembra voler smascherare le peggiori abitudini del nostro paese, ma al momento di assestare il colpo critico, fa spallucce e tira a campare. In fondo è così che vanno le cose, dice il film che sarà in sala dal 17 settembre 2010, mostrando ogni tipo di prostituzione (sessuale e non solo) e provando a sdoganarla e a renderla "normale". Le donne sono tutte a caccia di qualche maschio, i maschi pensano al lavoro e al potere e fanno sesso solo tradendo o con le escort. L'unica che lo fa per amore e per piacere è la coppia tredicenne (Moccia docet) ancora troppo ingenua per pensare ad altro.
Oltre a Brignano, buona la prova di Cecilia Dazzi (sua moglie nel film) che però dall'espressione sembra aver sbagliato set; "...oddio", sembra dire, " ero venuta per il film di Bellocchio e mi ritrovo in questo "maelstrom" di scemenze!" Va bene, aggiungiamo, il cinema è anche "alimentare", brava comunque.

Come in molte produzioni televisive degli ultimi tempi, le scelte nel copione sono riferite solo al gusto e al livello del pubblico. E dunque un intreccio che potrebbe svilupparsi con intelligenza, finisce per scemare di fronte al pericolo che il pubblico di riferimento non arrivi a capirlo. E' come se lo storico maestro Manzi avesse fatto una trasmissione in cui era lui che andava a scuola di analfabetismo.
Far contento il pubblico che va al cinema per "non pensare ai guai" va bene, ma la capacità di un autore sta anche nel riuscire a far passare dei messaggi senza pesantezza. Non credo che a vedere "Divorzio all'Italiana" ci andassero solo intellettuali e filosofi; il film di Pietro Germi era per la massa, ma il messaggio sull'arretratezza di certe abitudini italiane arrivava senza fare l'apologia dell'uxoricidio e fu capace di migliorare, nel suo piccolo, il pensiero e la vita di tutti.
Quello che il cinema italiano di oggi non riesce più a fare...

15/09/2010, 14:06

Stefano Amadio