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Note di regia del documentario "Pinuccio Lovero
- Sogno di una Morte di Mezza Estate"


Note di regia del documentario
Pinuccio Lovero, becchino precario al suo primo incarico, mi ha invitato, con tutta la forza del paradosso di cui è risultato capace, a fare quattro passi nel suo mondo solidamente surreale. Quando mi ha comunicato che aveva coronato finalmente il suo sogno ma viveva nell’attesa logorante del primo defunto a cui spalancare le porte del cimitero e per il quale indossare la “divisa di gala” (come la definisce lui), da custode, l’ho ritenuto un buon pretesto per raccontare quest’uomo, la sua utopia e il mondo di provincia che gli camminava accanto.
Pinuccio è figlio di questa provincia, con le contraddizioni, la poesia, lo squallore, la crudezza, l’allegria, la superficialità inquieta che la contraddistinguono. Con l’ironia che fa di lui un filosofo popolare, Pinuccio mi ha permesso di raccontare con un doppio registro narrativo, greve e leggero, il tema del culto dei defunti, il rapporto della gente semplice con la morte, con il ricordo e con l’inesorabile oblio. Ed anche di filmare gesti reiterati che sono un modo di vivificare l’affetto. Questo piccolo uomo, dal viso solcato e il sorriso da bimbo, mi ha condotto nel suo mondo sospeso tra vita e morte. Ho solo assecondato il suo ritmo, le sue visioni, i suoi giorni che comunicano il sogno di una vita e la sua frustrazione, tra asfittica allegria e fatale precarietà del quotidiano.

Pippo Mezzapesa